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Tomo XXXII. [Supplimento.]
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aa 8 Liso

taccati agli steli piantali nella terra sullasponda del fiume. In tal guisa il lino tro-vasi riunito e fissato, sicché resti immersoal fondo dell’ acqua alla profondità neces-saria e per quel tempo che occorre. Sicalcola che bisognino per questa opera-zione i 7 giorni nel mese di agosto, 1 1 nelprincipio di ottobre e 9 a io solamenteverso la fine di maggio, secondo la tempe-ratura atmosferica. In tutti i casi convieneinvigilare su questa temperatura, ed assicu-rarsi dopo alcuni giorni se il lino è mace-rato abbastanza. Si è certi di essere giuntial punto preciso, quando vedesi lo stratofibroso staccarsi facilmente dalla corteccia,dalla radice dello stelo fino alla sommitàdella pianta. Questo momento è tuttaviaassai difficile a determinarsi, nè può co-gliersi senza molta attenzione ; sarà cautoez'andio verifìcare due volte al giorno lostato del maceratoio, perchè quando la ma-cerazione è compiuta, il lino non può ri-manere un’ ora di più nel bagno senzaperdere di forza, ed anche marcire benpresto. Levato il lino dal maceratoio, met-tonsi i fasci in piedi per farli sgocciolare, ela sera stessa od il giorno dopo si stendo-no sopra un prato asciutto che abbia l’er-ba assai corta. Se si avesse in allora a te-mere di una forte pioggia si differisce distendere il lino, poiché se questo riceveun acquazzone nelle prime ore può nota-bilmente guastarsi.

Lo stendimento sul prato ha per isco-po di nettare il lino dalle immondezzedepostesi sui suoi steli nel maceratoio, difarlo seccare, d' imbianchirlo, e di deter-minare con una fermentazione insensibilee lenta la decomposizione di quelle por-zioni della sostanza gommo-resinosa chefossero isfuggite a quell’ azione nel mace-ratoio. A tal fine lasciasi il lino da 1 2 a16 giorni sul prato, rivoltandolo di quan-do in quando, acciò trovisi dappertuttougualmente a contatto della luce e del-

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l’aria. Tosto che le fibre cominciano astaccarsi dagli steli più fini, legasi il linoin fasci, e se lo trasporta in luogo ove sidee maciullarlo.

Troviamo particolarmente raccoman-data in un Giornale Belgio la disposizionedi mettere gli steli del lino in piedi anzi-ché coricati nel maceratoio, e se ne ad-duce la ragione seguente : essere osserva-zione generale come la testa della piantapiù difficilmente si liberi dalle lische dellaparte inferiore, e perdersi nella maciulla-tura notabile porzione di que’ filamenti,benché quella parte della pianta sia quellache dia il lino migliore e più fino. Evitasiquesto inconveniente ponendo gli steli inpiedi con la testa all’ ingiù, trovandosi que-sta a più calda temperatura e provandoquindi una fermentazione più pronta co-me occorre, per effetto dell’ essere dessameno matura. Si assicura aver 1 ’ esperien-za dimostrato il vantaggio di questa pratica.

Nel 1 8 1 3 fecersi a Gand alcuni saggiintorno ad una maniera migliore di mace-razione, secondo un metodo suggerito daIlondt d’ Arcy ; i risultamenti ottenutisiin allora, e gli esperimenti fattisi più re-centemente ad Ilohenheim e continuatiper 4 anni, parvero dimostrarne evidente-mente i vantaggi, e crediamo perciò utiledi farlo conoscere.

Le acque correnti dei ruscelli o deifiumi, secondo quell’esperienza, non sonovantaggiose per la macerazione, essendovila fermentazione troppo lenta e troppoinuguale, e comunicandosi al lino alcunemacchie ed un certo grado di rigidezza.Questo fatto erasi di già avvertito in alcu-ni paesi ; inoltre quasi dappertutto le leggiproibiscono di far macerare il lino e lacanapa nei fiumi, a motivo della insalubri-tà di quella operazione, e perchè distruggetutto il pesce. Si è trovatoci metodo piùconveniente per la macerazione essere quello di stabilire maceratoi o losse di mace-