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Tomo XXXII. [Supplimento.]
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Lino

dal lato delle radici, e si sottopone al pic-colo pezzo di legno o tramoggia che sivede nella fig. 3 in J£, e che si è postoper impedire che taluno inavvedutamentepossa impegnare le dita sotto 1’ azione deicilindri. Un uomo gira il manubrio A,ed in allora il manipolo degli steli passaIra i cilindri frangendosi e stropicciandosifra essi, e viene ad uscire dinanzi al fan-ciullo al dissopra del cilindro che portail manubrio, cioè al punto B. Un girosolo della macchina è talvolta bastante afrangere tutto lo stelo ; ma ciò avvienesolo se il lino e la canapa sono teneri,seccati e ben maturi e se le corde si sonoben tese girando la madrevite li , per co-stringere i piccoli cilindri ad appoggiarfortemente sul grosso.

« Quando un solo giro della macchinanon sia sufficiente, il manipolo si passa unaseconda volta ed anche una terza, se oc-corre, per esser sicuri d’averle fibre benesbarazzate dalla lisca. Se dopo il terzogiro il manipolo di steli non uscisse bendepurato dalla sua lisca, è indizio cheil lino e la canapa sono troppo umidi,o che le corde non sono tese sufficiente-niente. Avviene più volte d’ operare suqualità ben dure e difficili a lavorarsi, etre giri al più sono sempre bastevoli perdisimpegnare del tutto le fibre dallo stelo,avendo però la costante avvertenza di te-nere le corde bene strette.

«Il lavoro si fa assai presto; un fanciulloimpugna un manipoletto di steli dal latodelle radici, e ve lo stende ben bene men-tre un uomo fa girare il manubrio ; ilmanipoletto torna tosto pili o meno in-franto dinanzi al fanciullo, che lo ripren-de, e l’impegna subito di nuovo sotto allatramoggia ; e 1’ uomo intanto continuasempre a girare il manubrio. Il fanciulloimpara facilmente a far con prontezza taleoperazione.

« Una sola persona, volendo, far potreb-Suppl. Dii. Tecn. T. XVIII.

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be il servigio della macchina, facendolacon una mano girare, ed assoggettandoviil manipolo con l’altra. Vedremo più oltrein qual maniera sarebbe necessario d’adat-tare a tal uopo la macchina per lavorarecomodamente, giacché in quella che si vedenelle figure rappresentata, un uomo solopotrebbe bensì lare le dovute manipolazio-ni ; ma dovendosi porre di prospetto allamacchina per assoggettarvi il manipolo disteli, non potrebbe girarla che a ritroso,lo che riescirebbe di molto incomodo.

« La prima operazione adunque cui sassoggetta il lino e la canapa, non mirache a frangere lo stelo degli steli, e sba-razzarne le fibre con uno, due o tre giridi macchina; e, come si è detto, gli steliesser devono ben seccati, non pertantoal punto da spezzarsi fra le dita comei zolfanelli. Dal primo manipolo si deesubito avvedersene, e nel caso che fos-sero seccali di troppo, basterà lasciarlialcune ore esposti all’ombra. Ciò accade-re non può tutt’ al più che nelle grandisiccità dell’ estate, o nel caso particolareche taluno avesse fatto seccare il lino o lacanapa nell’ inverno in troppa vicinanzadel fuoco.

« Compiuta questa primitiva operazio-ne, si agguagliano sopra un grosso pettine,come se ne ha dovunque pel lino e perla canapa, le due cime soltanto delle fila-menta, che escono dalla macchina : le fi-lamento in tal guisa agguagliate si prestanomeglio al lavoro nella seconda operazioneche segue.

“ Per procedere a questa seconda ope-razione è duopo avere fìlamenta antici-patamente agguagliate col pettine, giacchéè necessario lasciarle per uno o due giornirisudare e riprendere un po’ d’ umidità.Facendo il lavoro nell’estate, in tempoassai secco, bisogna lasciarle riposare alcu-ni giorni in un locale fresco, e farle posciaripassare nella macchina in cordoni o ma-3i