Lino
nondimeno delle parti meridionali dellaFrancia , seguirne da ciò, osservò Thouin,che ivi coltivato esser poteva benissimo,e di fatto, vi riesce anche da per tutto inpiena terra, come vedemmo.
Le piante del formio, recate in Francia dalla Nuova Zelanda , erano colà piantatenella sabbia quasi pura, e ciò fa credere aThouin, che convengano ad esso le terreanche più cattive, purché sieno annaffia-te ; i risultamenti delle coltivazioni intra-prese sostengono quest’ opinione, giacchénon pare che vi sia chi si lagni che lanatura della terra abbia influito sul vigoredella sua vegetazione.
Due o tre intraversature all 1 anno for-mano tutta la cura di coltivazione di que-sta pianta, quando la sua abbondanza per-metta di metterla in campo aperto ; seipiedi di distanza non saranno forse troppi ;1’ esperienza è quella che del resto indi-cherà le norme più precise della sua op-portuna coltivazione.
Le barbatelle del formio riprendonofàcilmente, quando hanno molte fibrille ;ma bene spesso ne hanno poche, ed anziquelle, che si sviluppano tra le foglie, nemancano affatto. Non devono queste per-ciò riguardarsi come improprie alla ripro-duzione, avendo bisogno soltanto d’ umi-dità e di calore per gettare radici. Ba-sterà adunque, secondo la pratica delThouin, metterle, dopo averle piantateisolatamente in vasi, in uno stanzone ditemperatura calda, o sopra un letamierecon vetriata fatto recentemente.
Nell’ orto botanico di Glasnevin, ovetrovasi classificato fra le piante vigorose,Salisbury trovò che una pianta di tre annidava 36 foglie che staccate in autunnoripullulano nell’ estate ventura, oltre anotabile quantità di prodotti accessori.Siccome queste foglie somministrano seionce di filamento secche, così un acre diterra dà un prodotto di più che 1600 lib-
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bre di filamento, supponendo le piante alladistanza di tre piedi una dall’ altra ; risul-tamento molto superiore a quello che ot-tiensi dal lino e dalla canapa. Thouin os-serva inoltre essere molto maggiori le cure,i lavori ed i concimi che occorrono per lacanapa, la cui raccolta manca inoltre spes-sissimo ; mentre invece la coltivazione delformio non esige che poche intraversaturee dà un più sicuro raccolto.
Come già accennossi fin dal princi-pio di questo articolo la principale utilitàdel lino della Nuova Zelanda consistenei filamenti o fibre testili che contiene.Fauyas Saint-Fond tentò di estrarre i filidalle foglie con la macerazione e con glialtri metodi usati per la canapa; ma senzabuon successo, non avendone ottenuto chefili, molto forti bensì, ma grossolani. Sem-bra che abbia dato miglior riuscita un me-todo analogo a quello praticato dagli abi-tanti della Nuova Zelanda , vale a dire ditagliare le cime delle foglie, farle ammol-lare nell’ acqua, poi batterle sopra un cep-po finché cada il loro parenchima e siseparino le loro fibre. Altri suggerirono difar macerare per alcuni giorni nell’ acquastagnante le foglie raccolte dopo il lo-ro intero crescimento, poscia collocarlesopra una macchina a cilindro simile aquella di Christian pel lino, con sufficientepressione, affinché se ne dividano le fibreche poi lavate nell’ acqua corrente assu-mono perfetta bianchezza, e si assicura cheasciugate, col semplice strofinamento sistaccano fino ad estrema finezza. Quelloche vi ha di certo si è che ridersi piùvolte saggi di fili ottenuti da questa piantasuperiori agli altri tutti per bellezza e fi-nezza, non che per la forza notabilissi-ma, per la lucidezza, per la facilità di ti-gnersi e perla resistenza all’ umidità. Fragli altri Derepas di Digione presentò allapubblica esposizione di Parigi del 1823varii saggi i quali mostrano potersi con