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attesa la sua composizione molto analogaa (juella del carbone di legna. Quello checonferma questa asserzione si è il fattoche anche prima in una officina di affina-mento all’ inglese in Francia erasi adope-rata con buon successo 1 ’ antracite di Sa-blè che contiene 89 per 0/0 di carbonio,dove, quantunque la corrente non fossemolto attiva, tuttavia 1’ operazione riuscìpiù sollecita di alcuni minuti.
Schafhoeutel chiese anch’ esso ultima-mente un privilegio nell’ Inghilterra per1’ applicazione dell’ antracite al lavoro delferro in forni di affinamento e di pudlag-gio e ad altri fornelli a riverbero costruitiiu forma particolare. Invece di esservi co-me nei fornelli comuni un solo focolareposto alla estremità contraria a quella do-ve è il camino, egli stabilì una grata cir-colare che cinge il suolo sul quale depon-gonsi i minerali od i metalli, eccettochedinanzi alla porta ed al passaggio che vanel cammino, posti uno di contro 1’ altro.Con questa maniera di combustione sivede che il calore e la fiamma agisconoda tutte le parti sui minerali od altre ma-terie che si vogliono trattare, potendosiper conseguenza adoperar vantaggiosamen-te 1’ antracite od altri combustibili a fiam-ma corta.
Aggiugneremo soltanto su questo pro-posito che ultimamente Mushet, avendofatte esperienze sopra la ghisa fabbricataad aria fredda e con 1’ antracite, la trovòpiù resistente di tutte quelle che si fannonella Gran Brettagna, il qual fatto era delresto facile a prevedersi, attesa 1’ assolutapurezza dell’ antracite da ogni indizio dizolfo o di bitume, sostanze che di leggerialterano la qualità della ghisa o del ferrocon cui si trovano a contatto ad assai altatemperatura.
Venne anche 1 ’ antracite esperimentatacon vantaggio sulle strade ferrate per lelocomotive, oggetto nel quale n’ era forse
Litajitiiack
più che mai dubbia la applicazione, attesala molta vigoria di fuoco che ivi richiedesi.In una prova fattasi in Inghilterra daWoods sulla strada da Liverpool a Man-chester trovossi che bruciava senza man-dar fumo nè polvere, e che dava la stessavelocità che col carbone comune, consu-mando cinque quintali e mezzo soltantoper fare un tragitto al quale sarebberooccorsi sette quintali e mezzo di altrocarbone. La violenza con cui si stabiliscein quelle macchine la corrente dell’ aria ècertamente una circostanza assai favore-vole alla combustione dell’antracite.
Landrin parlando dell’antracite di Rho-de Island, dice che dà un calore molto in-tenso e di lunga durata, e riferisce un’espe-rienza fatta in tale proposito nella quale unfornello acceso a dieci ore della sera man-tenne per tutta la notte nella stanza undolce calore di 60 a 65 Fahr. (i 5 °a18 0 C.), mentre il termometro al di fuoriindicava 20° F. ; a sei ore della mattinarimaneva ancora una quantità di carboniaccesi bastante a ristabilire il fuoco senzaaltro bisógno che di aggiugnervi alcunipezzi di antracite.
A. Fyfe, assoggettare dovendo ad alcuneprove un fornello inventato da Bell, vennein quell’ occasione indotto a fare alcuniesperimenti sull’ uso dell’ antracite. Loscopo propostosi nel suo apparato da Bellera di ottenere una evaporazione più ab-bondante facendo passare dell’ aria caldanon mesciuta coi prodotti della combu-stione in alcuni tubi che attraversavano lacaldaia, essendo cinti dall’ acqua, ad og-getto di accrescere iu tal guisa la super-ficie di evaporazione e di fare che 1’ ec-cesso del calore tolto al combustibile nelprimo momento e non riuscito utile nelsuo passaggio attraverso 1’ acqua venisseutilmente impiegata ad aiutare la combu-stione al di sotto della caldaia. Erasi giàosservato nella combustione del fèrro che