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vi si poteva adoperare vantaggiosamentel’antracite col mezzo dell’ aria calda ;quindi il Fyfe pensò che le esperienze sul-l’apparato di Bell gli presentavano unfavorevole incontro per assicurarsi se po-tesse giovare servirsi di questo combusti-bile anche pel riscaldampnto delle caldaienelle macchine a vapore. Sfortunatamenterantracite,onde il Fyfe poteva disporre,eradi qualità molto inferiore, imperciocchénon conteneva che 71,4 di carbonio fissoe 15,3 di materia volatile infiammabile.Malgrado che i di lui esperimenti avesseroluogo in così sfavorevoli circostanze, tut-tavia non sono senza interesse i risulta-menti ottenuti.
In un’ esperienza che durò otto ore diseguito, si consumarono 200 chilogrammidi antracite che si gettarono nel fuoco inquattro uguali porzioni, ad intervalli didue ore : si introdussero nella caldaia1,602 litri d’acqua alla temperatura me-dia di 7 a 8° C., e si vaporizzarono sottouna pressione di i,' 1 " 1 224 al centimetroquadrato. Sottraendo i8 cl,ll ,2 2 5 che nonvennero consumati ed erano caduti attra-verso le spranghe della grata, si trovò cheogni chilogramma di combustibile consu-mato ne aveva dato 8,70 di vapore. Se1’ acqua di alimentazione fosse stata aioo° G. 1’ evaporazione sarebbe giunta a
10 chilogrammi di acqua. Durante questosaggio la temperatura dell’ aria nei tubidella caldaia non oltrepassò i 221 0 C. ;ma in altre occasioni posteriormente giun-te fino a 370° C.
Il Fyfe crede che 1’ antracite bruciatacompiutamente abbia in pratica una forzavaporizzatrice in proporzione diretta dellaquantità di carbonio fisso che contiene ;che, dedotta la parte del calore trasmessaal muro del fornello e quella perduta pelcammino per mantenere la corrente, tutto
11 calore prodotto dal carbonio stesso ven-ga trattenuto dall’ acqua, perchè con un
Sappi. Di *. Tecn, T XP III
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buon combustibile non (sfugge che pocoo nulla di materie gassose, e che da ciò di-penda la superiorità dell’ antracite.
Per un combustibile adoperato nellemacchine a vapore è però cosa cssnnzialeche la sua combustione proceda in mododa poter rapidamente somministrare ilvapore. Fyfe mise alla prova sotto questoriguardo il combustibile di cui si tratta, etrovò che la combustione dell’antracite puòfacilmente regolarsi per modo da produrreuna vaporizzazione più considerabile delcombustibile bituminoso in un tempo da-to, risultamento che attribuisce in parteall’ uso dell’ aria calda. Checché ne sia1’ autore raccomanda aneli’ egli, come ab-biamo veduto essersi suggerito da Player,di alimentare il focolare mediante unatramoggia che passi per la caldaia e doveil combustibile si riscaldi prima di giugne-re sulla grata, ad oggetto di impedire ladecrepitazione e di ridurre più regolare laproduzion del vapore.
Dietro l’analisi di varii saggi di antracitelo stesso Fyfe trovò che, a termine medio,la proporzione del carbonio fisso potevagiugnere al 90 per 0/0 (V. pag. 377). Lafacoltà vaporizzatrice di questi combustibilistabilita per via secca, col metodo di Ber-tliier, dee quindi giugnere a i2 cllll ',5 diacqua evaporata per ogni chilogramma dicombustibile. Fyfe calcola quindi che >00chilogrammi di antracite, nelle solite circo-stanze in cui sono le caldaie a vapore, deb-bano vaporizzare un metro cubico, cioè1000 litri di acqua. Riguardando come di1,280 a termine medio il peso specificodel combustibile bituminoso, mentre quel-lo dell’ antracite è di 1,41 o, si vede esserviuna differenza di circa un 1 o per 0/0 afavore di quest’ultimo combustibile rela-tivamente allo spazio che occupa nel fo-colare e nei magazzini di approvigiona-mento.
Quantojìlla Lignite ed al Carbon fos-
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