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Questa caldaia, al dire dell’ inventore, dàaltrettanto lavoro con 4 quintali metricidi carbon fossile che la migliore caldaiacilindrica a bollitore ne avesse mai potutodare con 6 quintali.
Waddington descrisse pure una caldaiadi sua invenzione nella quale il carbonfossile introducesi sulle pareti della cal-daia e viene spinto successivamente sulfocolare lungo piani inclinati. Siccome lespranghe della grata sono sempre copertedi una grande quantità di combustibileacceso, così il carbon fossile aggiunto tro-vasi ridotto in coke a misura che scendesopra uno dei piani inclinati, e per conse-guenza viene consumato perfettamente,con economia e senza il menomo svolgi-mento di fumo. Un’ altra novità di questainvenzione è la forma della caldaia che ècomposta di due, od anche, se occorre, ditre cilindri la cui parete è alquanto schiac-ciata. Questi cilindri sono disposti gli uniaccanto gli altri e fissati con ribaditurelungo queste pareti schiacciate, essendovipraticate le convenienti aperture pel pas-saggio delle comunicazioni delle massed’ acqua che contengono. In tal guisapretende 1’ autore che ottengasi la massi-ma resistenza, ed ei dice avere vedutoper esperienza che queste doppie caldaiegenerano il vapore con economia e cele-rità, adattandosi perfettamente tanto allecorrenti tarde come a quelle accelerate.
E. Foard propose un fornello nel qua-le il carbon fossile introducevasi in unacapacità sottoposta al piano propriamentedetto del focolare, affinchè in quella sispogliasse de’suoi prodotti bituminosi evolatili cioè si riducesse in coke prima dibruciare. Una specie di stantuffo innal-zandosi, mediante seghe dentate portavaquesto combustibile al diritto del pianodel focolare. Ivi una lamina che cammi-nava orizzontalmente ed augnata alla cimapassava sotto al combustibile e lo soste-
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neva, mentre che lo stantuffo scendendolava minio di porre un’ altra carica nellacapacità inferiore anzidetta.
Finalmente A. Fyfe, dietro la supposi-zione da lui adottata e della quale par-lammo in addietro, vale a dire, che tuttoil calore utilizzabile in pratica dipendadalla combustione de! carbonio contenutonel carbon fossile, e che vada per conse-guenza perduto tutto quello svolto daglielementi gassosi, espone in questa ipotesiun’ importante questione, vale a dire, sev’ abbia o no un mezzo di accrescere lalàcoltà vaporizzatrice oltre al limite dalcarbonio fisso prodotto ; od, in altre pa-role, se sia possibile utilizzare una [unzio-ne qualunque del calore che svolgesi odovrebbesi svolgere dalle materie volatiliin combustione. Intorno a ciò fece il Fyfealcuni stridii ed esperienze che riferiremoa compimento di quanto si disse su questoimportante argomento, e che gli diederoassai belli risultamenli.
L’ atto della combustione del carbonfossile consuma tutto il carbonio fisso adeccezione di quello che cade nel ceneraio,perchè nessuna porzione di questa partede! carbon fossile può sfuggire sotto for-ma gassosa se non siasi prima combinalaall’ossigeno (a). Non è lo stesso però degliidro-carburi volatili, sapendosi che unaparte considerabile di essi può sfuggiresenza decomporsi, mentre un’altra es-sendo decomposta succede la combustionedell’ idrogeno in pari tempo che vieneposta in libertà senza essere consumatauna porzione del carbonio, donde neviene l’apparizione di un fumo più o me-no denso, secondo le quantità di carbonio
(a) Questa asserzione non è vera a tuttorigore, poiché mia parte del carbonio fissosfugge talora in polvere minuta trasportatomeccanicamente, o combinatosi solo in parteall’ossigeno, nello stalo di ossido ili car-bonio. (G.“M.)