Litargirio
«od le materie terrose che contiene il car-bone col quale si mette a contatto per ri-pristinarlo. Questa perdita, che nel luogosopraccitato del Dizionario venne fissataa un 5 o 4 per o/o, considerasi da altridi un 7 per Oy/o.
Molti e diversi sono gli usi cui servenelle arti il litargirio. Aggiugnesi dai pit-tori agli olii grassi affinchè secchino piùprontamente e dai chimici a quella speciedi luto che chiamano grasso ; con pessi-ma fede l’aggiungono alcuni al tino, alsidro o simili bevande fermentate per dol-cificarle, esponendo con questa frode agrave pericolo, quelli che fanno uso deiliquori così alterati. Bollito con P acquadi calce vi si unisce in piccola porzioneformando una soluzione che adoperasiper tignere in nero i capelli. Riscaldando-lo con terre o con ossidi metallici formavetri, i quali si fondono a temperaturaassai più bassa di quelli che non con-tengono piombo. Dietro analoghi princi-pii preparami col litargirio Smalti edI.wetriature per le Stoviglie. La facilitàperò con cui si fonde e scioglie le terrefa che fora i crpgiuoli, pel che i chi-mici fecero molte ricerche per iscoprireuna materia che non ne venisse attaccata.Riconobbero non esservene alcuna cheresista compiutamente, ina ottenersi i cro-giuoli che più a lungo sostengono questaazione senza danno preparandoli con ar-gilla scevra di ferro mesciuta con altracalcinata e ridotta in polvere grossolana :facendoli arroventare prima di servirsene.Berthier adopera il litargirio per fare ilsaggio della facoltà calorifica dei combu-stibili, deducendo dalla quantità che ne vie-ne ripristinata la proporzione di ossigenoche quelli assorbono nel bruciare. Tratta-to con l’acido acetico serve il litargirioalla preparazione dell’ Acetato di piom-ho o Sale di saturno ■ ed un oggettoimportantissimo cui prestasi pure il litar-
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girlo si è quello della fabbricazione dellabiacca o cerussa, intorno alla quale appli-cazione daremo alcune più estese e dili-genti notizie di quelle riferite all’ articoloBiacca nel Dizionario.
Essendo il litargirio un protossido dipiombo si credette a principio che perridurlo in carbonato di piombo o cerussabastasse combinarlo con acido carbonico, equesto errore diede origine a va rii metodiviziosi, nei quali mcttevasi in soluzione illitargirio sotto forma di sale basico, e lo siprecipitava sotto quella di carbonaio, me-diante una corrente di acido carbonico.Ottiensi in questa maniera, a dir vero, unprecipitato bianco ; ma i [littori, che primine fecero uso, dichiararono che non eraaltrimenti biacca, mentre i chimici, ricono-scendovi con 1’ analisi le stesse esatte pro-porzioni d’ ossido di piombo e di acidocarbonico, chiamavano un pregiudizio ledichiarazioni dei pittori.
Ure sembra essere stato fra i primi ascoprire la differenza che esiste fra il car-bonato precipitatosi in tal guisa e la biac-ca. Questa ultima, quale producesi nellemanifatture, è anidra, amorfa ed opacanell’ olio ; mentre invece Ure riconobbecon osservazioni microscopiche presentarel’altra una tessitura semi-cristallina, e, finoad un certo punto, translucida. Avvi unmetodo per ovviare siffatto inconveniente,e sembra che già da qualche tempo sifosse a ciò pervenuti. Il modo di operareè nel fondo lo stesso tanto per la produ-zione del carbonato in cristalli che diquello amorfo. In entrambi il piomboconvertesi in acetato basico, ed in tutti duequesto sale viene decomposto dall’ acidocarbonico ; se non che nel primo caso1’ operazione viene modificata dalla pres-sione dell’ acqua in mezzo alla quale suc-cede. Nell’ uno di questi metodi il carbo-nato deponesi da una soluzione, nell’altrole particelle, non avendo mai cessato di