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pietra ottiensi in due guise, 1’ una, pura-mente meccanica, consiste nel grado dipressione, col quale si fanno ; la secondadipende dalla qualità delle sostanze ondeè composta, le quali penetrano più o me-no nei pori della pietra. La qualità di ri-cevere facilmente 1’ inchiostro da stampasi ottiene con 1’ aggiunta del sapone e delgrasso alla cera. Si può giudicare fino adun certo punto della qualità di una matitaspezzandola o facendovi la punta con untemperino : la sua frattura dee essere net-ta e la pasta dee presentarsi fina, omoge-nea ed un poco granita ; la parte appun-tita dee essere lucente, ed i sottili pezzet-ti che se ne levano fragili senza esserefriabili.
Le migliori matite litografiche sonocomposte di cera, sevo, sapone e nero-fumo, ed ogni frazione di matita contieneuna parte di alcali, una di nero ed unadi materia grassa, sotto il qual nome com-plessivo intendiamo abbracciare per bre-vità il sevo, 1’ olio e la cera, come purecol nome di alcali indicheremo soltanto lapotassa o la soda. Ogni fabbricatore ha,per così dire, la sua ricetta, e prima di en-trare a parlare di alcune fra queste che cisembrano le migliori, esamineremo sottoun aspetto generale la fabbricazione dellematite, considerando gli effetti delle mate-rie prime onde sogliono più ordinaria-mente comporsi.
Lo scopo delle materie grasse che sifanno entrare nella composizione dellematite si è quello di impedire che 1’ acquapenetri quelle parti della pietra ove sisono fissate, e di precisare i punti cui deeaderire l’inchiostro da stampa.
Le sostanze grasse che si possono ado-perare per la fabbricazione delle matitesono molte ; ma quelle che danno i mi-gliori effetti sono la cera ed il sevo. Lacera bianca , quella gialla, ed anche lacera vergine convengono benissimo a que-
sta preparazione, con la sola differenza chela cera bianca si unisce un po’ meglio ai-fi inchiostro nell’atto della stampa di quellagialla ; è da evitarsi però che sia falsificatacon fi aggiunta di sevo e di stearina o difecula ; questa ultima sostanza vedesi facil-mente apparire fondendo la cera nell’acquabollente. La cera ha il vantaggio che facil-mente si attacca e che, attesa la sua tena-cità, permette di fare più segni fi uno sul-1’ altro ; sopraccaricando così progressiva-mente, ciò che non si potrebbe fare col solosevo, poiché il secondo segno leverebbeuna parte del primo, e gli altri non fareb-bero che scorrervi sopra senza aumentar-ne la grossezza : siccome però la cera im-piegata sola non prenderebbe fi inchiostroda stampa con sufficiente aderenza, cosìè per tale motivo che bisogna aggiugnervidel sevo. Un eccesso di essa produce lostesso difetto in grado minore. La ceraha inoltre il vantaggio di impedire la dis-soluzione del sapone e di conservare alsegno della matita un grado di forza pro-porzionato alla pressione datavi nel farlo,cioè al sentimento che volle produrrefi artista.
Per valutare gli effetti del sevo giovaricordare come sia composto presso cheinteramente di stearina ed oleina ; la pri-ma sostanza solida più del sevo ; la secon-da liquida alla temperatura ordinaria. Orase formasi un segno sulla pietra con laoleina, questa, attesa la sua fluidità, pron-tamente si stende al di là del punto ove siè posta; se invece formasi il segno con lastearina, questa sostanza, attesa la sua soli-dità, non si estende menomamente, e l’in-chiostro per la stampa vi aderisce benissi-mo. Per questo scopo adunque la stearinasi aggiunge alla cera, ma se fosse in pro-porzione troppo grande distruggerebbe latenacità che la cera stessa dà alla massa.Questa osservazione della differenza dieffetto dei due principii componenti del