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Tomo XXXIII. [Supplimento.]
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Lodoi.a

rassicurarle, e gettarsi a terra finche nonsi veggano andare in traccia del cibo. Sitorna successivamente ad inseguirle finch£si avvicinano al tramaglio, ove per un mo-mento si fermano, e cosi pure far debbonoi cacciatori. Penetrata clic siavi dentro unadi esse, si corre dietro a loro, e ben pre-sto vi entrano tutte, e gettando nel trama-glio un cappello per farvele entrare pre-cipitosamente fin al fondo, si chiude neltempo stesso con fretta il dinanzi del tra-maglio medesimo, e la preda è assicurata.

Questa specie di rete è chiamata butrioo cuculo nello stato romano, ove usasi perprendere le pernici, le quaglie ed altro.

La caccia con le forcelle si fa con ognisorta di reti, purché sieno grandi, e nonabbiano le maglie troppo rade. Avanti dipartire, conviene provvedersi di tre o quat-tro dozzine di forcelle di legno, appuntiteinferiormente, grosse quanto il dito mi-gnolo, alte un piede, e muniti di questoequipaggio si va al campo ove si sono ve-dute le lodole. Vi si passeggia, e quan-do se ne scuopre qualche branco, gli sigira intorno tre o quattro volte, sul prin-cipio in un intervallo di cento passi, ed inseguito avvicinandosi insensibilmente finoa trenta, dovendo osservare di non maifermarsi nel giro, poiché cosi fgli uccellis’intimidirebbero, e staccherebbero il vo-lo ; deesi egualmente procurare di cammi-nar curvi, e d’ andare da una parte e dal-1’ altra, come fanno le vacche quandopascolano. Prese tutte queste precauzioni,si spiega la rete, e si stende a cento passiin distanza dalle lodole, attraverso i solchid’ un pezzo di terra, in modo però che illato aperto resti in faccia agli uccelli, siprendono poi le forcelle, si conficcanotutte diritte in terra, lontane due piediP una dall’ altra, e si dispongono lungouna corda ; alcune debbon servire a soste-ner la rete nel mezzo, procurando che duedei suoi lati, e il di dietro tocchi terra perSappi. Dii,. Tecn. T. XIX.

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impedire alle lodole la fuga. Quando tuttoè così disposto si scacciano, come nel me-todo precedente, gli uccelli avanti a sé,e quando sono sotto la rete, si tolgonole forcelle, che stanno sul dinanzi, perchèrimangano chiusi come in una gabbia.

Questa caccia delle forcelle non pra-ticasi in Italia , ma è propria della solaFrancia .

Nella stagiono autunnale si pratica pureun’altra caccia con le paniuzze, special-mente in Francia nel dipartimento dellaMeurthe ; se questa però qualche volta faprendere fino a cento dozzine di lodole,occorrono grandi speso per eseguirla. Bi-sogna a tale effetto preparare mille cinque-cento, o duemila paniuzze, che sono ramidi salcio diritti, alti quattro piedi circa,assottigliati ad una estremità, e ricopertiall’ altra di pania nella lunghezza di unpiede. Queste paniuzze si mettono in fileparalelle in una pianura a maggese, dovesi trovino molle lodole, procurando chein mezzo a queste file resti spazio bastan-te per potervi passare senza toccare lepaniuzze, che hanno un piede d’intervallo1’ una dall’altra, e debbono essere piantatein modo da restare a piombo nella stessasituazione, finché non vengon toccate, e dacadere appena mosse dalla lodola. Ad ogniestremità del lungo quadrato formato daqueste paniuzze, un Iato del quale sta difronte al terreno ove sono le lodole, col-locasi una bandiera che serve di punto dimira ai cacciatori, i quali, divisi in due di-staccamenti uguali, con un capo-caccia perciascuno, si dispongono in linea circola-re, e formano per una mezza lega circaun cordone che si chiude avanzandosi, edil cui centro, nel momento del tramon-tar del sole, dee trovarsi trecento passicirca distante in faccia alle pianuzze. Sicammina allora con maggiore circospezio-ne, dovendo pure qualche volta alla vocedel capo-caccia stendersi col corpo a terra,i o