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Tomo XXXIII. [Supplimento.]
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Loc.t.iola

niere alla loglierella. Da sé medesima sipropaga, ma degenera a segno che, di gran-de che era, rimane nana, e lascia luogoalle altre erbe di giganteggiare, mentre sicontenta di vegetare. Il Re ha pure os-servato non essere raro il caso, in cui pas-sato un certo giro di anni, torni a rin-giovanire, mentre altre erbe del prato, alcontrario, sembra che si perdano. Sembraseguire in ciò la loglierella o loiessa la co-mune legge della natura, che vuole quellaalternativa sostituzione di prodotti, di cuipiù volte abbiamo tenuto discorso. È purea notarsi che dura la medesima in vigoreassai più quando sia seminata rada, esolamente con trifoglio, e non con fioru-me. L’autunno avanzato pare il tempomigliore per tale seminagione, che peròpuò farsi in sul finire della stagione inver-nale. Bisogna però che il terreno che se ledestina sia fresco, perchè teme assai il sec-co ; e perciò preferisce i fondi più sostan-ziosi. Seminata troppo fitta, solfre ; si ètrovato da taluno che dà miglior fieno ta-gliandola quando non abbia ancora spie-gato il fiore, ma bensì appena emesse lespiche.

Tanto la vena altissima, quanto la lo-glierella e larghetta, che si coltiva comel’altra, non danno buon seme se nonl’anno secondo. Ciò è necessario a sa-persi, acciò vadano cauti i Compratori enon rimangano burlati. Altre specie di lo-glio sonovi utilssime al bestiame. Il lo-glio, o gioglio connine, può seminarsiunito alla veccia, e fa un ottimo forag-gio. Bensì dovrà sempre falciarsi in erba,e non permettere di compiere il seme, senon a quella quantità che si giudicherànecessaria per assicurarsi della semente.

( FilIfpo Re — Oscar Leci.ercTuorw — BosC — Bartolommeo Bizio.)

LOGLIOLA. Nome che danno i con-tadini alla Veua selvatica. ( V. questa pairola. ) (Alberti.)

Lor.rso fj i

LOGLIOSO. Si dice quel grano cheè pieno di loglio.

(Alberti.)

LODINO. Sostanza particolare trovatadal Bizio nell’ analisi del loglio annuo(Lolium lemnlentum). Il lolino è in Sca-glie piccolissime, assai leggere, alquantolucenti, messe che sieno alla luce direttadel sole, o di una lampada, e bianche qua-si perfettamente. Ila un leggero odore,piuttosto spiacevole che no, è quasi scipi-to, e la sua gravità specifica è maggioredi quella dell’ acqua. Ci vogliono circaquattro mila parti di acqua bollente periscioglierne una di lolino, e nell’ acquafredda è perfettamente insolubile; tuttaviala soluzione fatta a caldo resta quale eraanche col freddamente. L’ àlcole ne scio-glie la dugentesima parte scaldato chesia fino all’ ebollizione, conciossiachè afreddo ne scioglie meno : egli è perciòche una soluzione satura di lolino fatta acaldo s’intorbida assai pel freddamente.Gli olii essenziali ne sciolgono pochissimoa caldo ; e 1’ etere non ne scioglie in ve-run modo. Non arrossa le carte azzur-re, nè ritorna il color azzurro a quellestate arrossate dagli acidi, quand’ anchenumerosissime volle sieno tornate a tuffare;dopo 1’ asciugamento, nella sua soluzionealcoolica ; il perchè sembra potersi con-chiudere che non appartenga agli alcaliorganici. Tuttavia, comechè non avessi al-cuna ragione da credere il lolino un alcaliorganico, pure il Bizio volle sperimen-tare il modo, come sì fossero comportatele sue combinazioni acide assoggettate alpotere dell’ elettrico. Ordinato perciò unapparecchio a corona di tazze di centocin-quanta coppie, congegnato secondo i prin-cipii del Marianini ; anzi quel medesimo,pel quale egli conseguì il premio dall’ I.li. Instituto, il quale sovra gli altri di ugua->le superficie costruiti fino n quel puntoproduceva effetto assai più energico «