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metile gravi spese per esfirpailo con lesarchiature e con le crivcllature, causapoco osservata, benché quotidianamentesotto gli occhi del padrone, si è 1’ abitu-dine di dare alle galline i rimasugli dellevagliature e delle crivellalure. Queste gal-line mangiano tutti gli altri semi di talirimasugli, trascurando quelli del loglioindicati ad esse dall’ istinto come nocivi,pel che riportati sono questi io seguito neicampi coi letami, con le spazzature delcortile, e simili. Converrebbe adunqueavere la precauzione di non dare que-ste mondature al pollame 60 non in silo,ove gli avanzi potessero essere spazzati ogettali sul fuoco, ovvero darle nelle sec-chie, donde facile poi sarebbe il levarle,per bruciarle. Ma difficilmente potrebbesimai persuadere lo donile di campagna, chequesta piccola attenzione fosse capace dievitare loro molte spese, e di assicurare unpiù alto prezzo ai prodotti delle raccolte.
L’ altra specie di loglio, di cui abbiamoa parlare, notevole pegli utili che reca al-1’ agricoltura, si è quello (lolium perenne)indicato coi vari nomi di loglierello, lo-iessa, gioglio selvatico, erba mora , edanche erba aguzza, quando è senza ariste,cioè quello propriamente, cui gli Inglesi di-cono ray-grass. Ha steli diritti, alti uno odue piedi, foglie glabre, lunghe e moltostrette. Viene utilizzata frequentemente neigiardini per formare quei verdi tappeti chenessun’ altra graminacea potrebbe dare diugual finezza e freschezza, e che resistonobenissimo ad essere calpestati. La speciedelta loglicrella , od anche volgarmentelarghetta , coltivasi specialmente come fo-raggio, e considerasi come una delle pian-te che sotto uguale volume contengonomaggior copia di sostanze nutritive. Colti-vasi principalmente con mollo vantaggiotiel territorio bresciano.
La erba aguzza presenta molte varietànelle praterie, deve è eomuuhsima, ed ai-
Loglio
cimi ne tanno talvolta ricerca in paesistranieri. Quella che ha i nodi rossi riescecertamente la migliore, poi viene quellache gli ha giallognoli, e l’infima gli habiancastri. Se taluno si desse la briga discegliere dalle praterie i semi di tutte etre, poi affidarli al terreno, vedrebbe che,posti in buona e ricca terra, giganteg-giano, e rimangono nane ed inférme insuolo mal lavorato e scarsamente gover-nato. A torto alcuni la biasimano, di-cendo che snerva troppo i terreni : bastaprepararli convenientemente, e non essereavari di letami. Pei cavalli è uno dei mi-gliori foraggi, e per lo vacche, quando ègiovane. Opponesi che diviene dura, eciò è verissimo, lasciandola troppo inpiedi; ma tagliandola quando è ancora infiore, riesce un buon fieno ; del che 1’ e-sperienza comune dei bifolchi fa ampiafede. Può farsene prato artifiziale, semi-nandola sola ; ma l’uso comune della mas-sima parte dei paesi nostri è quello di for-marne la base delle praterie stabili, e sone suole spargere circa 24 chilogrammiper ogni ettaro. Taluno però ha pretesotrovare svantaggiosa questa piauta. La siaccusa che spossa il terreno, ma chi locoltiva e governa a dovere, non teme que-sto danno.
Se osserveremo le praterie naturalipiò ricche, troveremo che abbondauo piòdelle altre di loglierella ; si propaga consomma celerità, e nei due primi anni divita, mentre le altre erbe dei prati sonoancor assai meschinelle, s’ alza, e dà unaabbondante raccolta ; il suo fieno è estre-mamente gradilo dai cavalli. Irrigata, pro-spera ancora di più ; ma nel terzo annoperisce in gran copia ; P llaller aveva fat-to tale osservazione, che fu verificaia dalRe, il quale francamente però alTermaclie ciò non avviene egualmente in ogniprateria, e crede anzi che un tale feno-meno siji dovuto a cagioni affatto atra-