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Tomo XXXIII. [Supplimento.]
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too Longevità

grossissimo abete, il quale, dai giri con-centrici del tronco si è calcolato che avesse800 anni.

Il cipresso invecchia moltissimo e sicitano come antichissimi e(l esistenti altempo di Audele ultimo re dei Mori,quelli che sono nel giardino del palazzo diGranata in Ispagna, cosicché, calcolandodal tempo della cacciata dei Mori, avvenutanel 149 questi cipressi non dovrebberoaver meno di 4oo anni. Anche il cipressoche vi è a Somma presso Milano , si citacome una meraviglia per la sua antichità,pretendendosi che esistesse ai tempi diGiulio Cesare .

Loiseleur parla di un larice nel Vailese,la cui vita calcolavasi a 5yG anni.

Un ginepro ad Esling ed un altro a Dra-ghignano di egual dimensione nel tronco,sono stati calcolati dal Decandolle potereavere ciascuno 5 80 anni.

Fra gli alberi indiani, generalmente i piùgrossi ed i più longevi, è maraviglioso perla sua durata il Baobab (j4dansonia di-gitata) che Adanson calcolò poter giu-gnere a Gooo anni circa.

Anche il cipresso gaggia ( laxodiumdistichum, Rich.) perviene ad una lungaetà. Al Messico ne esiste uno detto il ci-presso di Monteiuma, perchè è tradizioneche fosse già in vigore sotto il regno diquesto principe, che per ciò avrebbe piùdi tre secoli ; ed un altro citato da Extercome esistente nel cimitero di S. Maria diTesla, vicino ad Oaxaca , potrebbesi per lagrossezza del suo tronco valutare, secondoDecaudolle, a termine medio, a 4oo anni.

Humboldt e Bonpland hanno veduto aTalucca nel Messico , un cheirostemo te-nuto in venerazione da quegli indigeni, ecreduto anteriore, per tradizione, alla con-quista di quel regno, avvenuta nel i553,cosicché potrebbesi considerare dell’ etàdi circa 4 oo anni.

Oltre a questi che abbiamo citati a modo

Longevità.

di esempio, per dare un’ idea della longe-vità dei vegetali, molti altri alberi vi sonoche si rammentano corno longevi. Quandoparleremo della grossezza del tronco deglialberi, faremo conoscere a quale smisuratoaccrescimento certe specie possano arriva-re, col lungo andar degli anni ; la lorogrossezza fa indizio della loro vecchiaia.

Il calcolo dell’ età delle piante arboreeesogene è stato stabilito dai botanici sugliaccrescimenti degli strati legnosi che con-centricamente si formano anno per anno,giacché la vita umana è cosi breve che nonpuò tener dietro all’andamento della vege-tazione di tali piante ; e dall’ altro canto idocumenti storici o mancano del tutto,specialmente per le regioni intertropicali,dove appunto la vegetazione gigantescadegli alberi, il grande numero di specie dif-ferenti di essi e la grossezza cui arrivano,potrebbero essere mezzi eccellenti per fareimportantissime osservazioni su questoproposito, e questi documenti medesimida una certa epoca in addietro, sonoincerti o spesso anche fallaci. Per le qua-li considerazioni il Decandolle stabilisce*all’ oggetto di conoscere gli anni di un al-bero, certe regole che consistono nel misu-rar un tronco di albero reciso orizzontal-mente con una striscia di carta, dalla mi-dolla alla scorza, e di segnare su questastriscia tutte quante le corrispondenze del-le zone degli s tra li legnosi che vi si osser-vano. Queste misure debbono esser presealla base del tronco per sapere 1 ’ età dellapianta ; alla base dei rami per sapere.iltempo di questi. Le zone concentriche colloro numero danno quasi con sicurezza1 ’ età della pianta ; la proporzione dellaloro densità somministra il mezzo di co-noscere 1 ’ accrescimento progressivo ; mala sola grossezza può indurre in errore.

Infatti, generalmente parlando, gli albe-ri crescono più rapidamente nella lorogioventù che nella loto vecchiaia ; quelli