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maggiori, si piace in luoghi differenti edà maggior copia di seme. Checché ne sia 'questo loto ha lo stelo diritto, assai fron-doso, le foglie pelose ed i fiori rossastri ;è biennale, cresce nelle parti meridionali ,dell’ Europa , c fiorisce per tutta 1’ estate ;ama di preferenza le terre fresche od an-che umide ed ombreggiate ; dà molto piùforaggio del precedente, è di lunga duratae facile a coltivarsi. Yilmorin che fece al-cune prove su di esso, crede che sia unapianta utile a coltivarsi forse sola, ma me-glio ancora nei miscugli destinali a forma-re materie a base di graminacee. Seminasiin marzo od in aprile nella proporzionedi circa otto chilogrammi all’ ettaro.
Il lotto rosso (Lotus tetragonolobus)è pianta annua originaria della Sicilia chefiorisce in giugno ed in luglio, ha fiorigrandi, rossi, solitari e stelo coricato. Col-tivasi nella Germania non solo per abbel-limento, ma anche pei suoi semi che siadoperano invece del caffè ed alla stessaguisa di esso, donde viene che a questapianta si dà il nome di pisello-caffè. Assi-curasi che questi semi sono anche buo-nissimi a mangiarsi, come quelli del lotocommestibile.
Lasciando di parlare di altre specie diloto, notabili solo per la bellezza dei lorofiori, ricorderemo semplicemente quellosiliquoso (Lotus siliquosus) che è piantaperenne che cresce abbondantemente neipascoli argillosi ed umidi, ove si rende os-servabile per 1’ abbondanza e la grandezzadei suoi fiori gialli, e per la forma singo-lare dei suoi legumi forniti di quattro alemembranose e poco gradito ai bestiami -,quello che giova sapere intorno ad esso siè che quando vedesi comparire nei pratiè un indizio che questi sono esauriti, eche abbisognano di essere per alcuni annicoltivali a cereali od altre piante che esi-gano arature e concimature.
(Dose — Oscar Leci.erc Tnovis.)
Loto
Loto. Nome di una specie di Celtidedelta anche Bagoi.aro (Y. queste parole.)
(G.**M.)
Loto. Specie di Diospiro detto ancheguaiaco falso o legno di Santi Andrea(V. Guaiaco).
(G.**M.)
Loto. Omero , cantando nella sua Odis-sea le avventure di Ulisse, racconta chegettato dalla tempesta sulla costa dell’isoladi Sidra, la patria dei Lotofagi, mandòdue de’ suoi compagni a riconoscerla. Gliabitanti incantati dell’aspetto de’ due stra-nieri, non pensarono che a ritenerli inloro compagnia obbligandoli a gustare delloto, quel frutto così delizioso che facevadimenticare la patria a chiunque ne man-giasse. Parecchie piante confusero gli anti-chi sotta il nome di loto, ed i botanici mo-derni, i quali talvolta caddero nello stessodifetto di omonimia che rimproverano agliantichi, lo accomunarono anch’ essi apiante tra loro disparatissime. Saumaiseaffaticò lungamente nell’ investigare qualisieno le diverse piante, alle quali gli antichidiedero il nome di loto ; ma nè il lolus te-tragonolobus e tutti i suoi congeneri, nè ildiospyros lotus, nè il lolus fruclu nigri-cante, nè il ccltis australis potevano ser-vire o bastare di cibo a un popolo intero,molto meno esser cibo squisito, ed il lotodi Teofrasto specie di ninfea che crescenelle campagne innondate dal Nilo , pareche non risponda alle circostanze di Sidra.Probabilmente il loto, di cui parlava Ome-ro , erano le frutta di una specie di ramnoofferte da due villani di Turda col nome, di tomberonghi , a Mungo Park , come risul-i ta da una relazione di questo sul suo viag-! gio nell’ interno dell’ Africa . Questi tom-: beronghi, dice egli, sono piccole bacchei gialle e farinacee, di uno squisito sapore,■ e propriamente il frutto della pianta cheLinneo chiama rhamnus lotus. Due Negridi Turda glie ne fecero vedere due canestri