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Tomo XXXIII. [Supplimento.]
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Lcce

Se dispongonsi questi colori in un di-sco nelle proporzioni date a pag. 129, sic-ché le estremità del rosso e del r ieletto siuniscano allo o°, si vedrà che ogni coloreaccidentale trovasi sempre direttamente op-posto a quello che lo produce,per talemotivo questi colori vengono anche detticpjosti.

La spiegazione di questi effetti sull’ oc-chio non è difficile a comprendersi. Quan-do 1’ occhio densi fissato per qualche tem-po sopra un disco rosso, quella parte dellaretina, sulla quale cadono i raggi rossiviene fortemente eccitata dalla continuataazione di quelli. La sua sensibilità per laluce rossa viene quindi scemata, alla stessaguisa come il palato avvezzatosi da lungotempo ad un particolare sapore cessa disentirne più l’impressione. Pertanto quan-do poi girasi 1’ occhio sulla carta biancala porzione della retina già eccitata riesceinsensibile o meno sensibile ai raggi rossiche la carta bianca riflette, e vede, perconseguenza, quel colore che risulta dallaunione di tutti gli altri raggi senza delrosso, vale a dire un azzurro verdastro.La stessa spiegazione si applica a tutti glialtri colori. Se il disco è bianco posto so-pra un fondo oscuro, il colore accidentalesarà il nero, imperciocché la porzione in-debolita della retina è insensibile a tutti icolori che compongono la luce bianca.Quando il disco è nero sopra un fondobianco, la porzione dell’ occhio su cuicade l’imagine, invece che essere indeboli-ta, é riposata dalla mancanza di luce, men-tre invece il resto della retina all’ intornoè indebolito dalla luce bianca del fondo.Quindi quando 1 ’ occhio girasi sopra unacal ta bianca, ne vede una porzione piùbianca del resto, cosicché il colore acci-dentale del nero si é il bianco.

Esaminando la posizione dei colori ac-cidentali nello spettro prodotto dal prismasi \icue a conoscere che ciascun colore

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.primitivo ha il suo complementario alladistanza di una metà della lunghezza dellospettro : misurando quindi con un com-passo la metà della lunghezza dello spet-tro, in qualunque luogo di esso poggisiuna delle punte del compasso con quellaapertura, il colore su cui si poggia, avrà ilsuo complementario in quello su cui vie-ne a cadere 1’ altra punta.

Ad oggetto di studiare con 1 ’ esperien-za le tinte che risultano dal miscuglio divarii colori semplici, può adoperarsi unapparalo composto di sette specchii. Mel-inosi questi a distanza abbastanza grandedal prisma, perché lo spettro vi si trovibene applicato, e si inclinano convenien-temente per dirigere in uno stesso puntodi un foglio di carta assai bianco, quelletinte di cui si vuole osservare la composi-zione. Sembra che Newton abbia fatte mol-te esperienze su tale proposito con questometodo o con altri analoghi, ed è quindigiunto ad una costruzione geometrica os-servabilissima, che rappresenta con mira-bile fedeltà i risultamenti di questa espe-rienza. Non si può che descrivere questacostruzione indicandone 1’ uso, impercioc-ché Newton, dopo averla verificala con1’ esperienza, non la giustificò dandone laragione in alcuna delle sue opere, e nes-suno finora potè indovinare il nascostolegame che tiene certamente con la teoria.Dividesi la circonferenza del circolo /- o pv b in, (fig. 8), in sette parti che abbianole grandezze seguenti :

r 0= 60 45' 54"o p ■=. 54 io 38

p v = 54 4 1 1

v b z=: 60 45 34

b i — 5 4 4 1 1i 11 rz: 34 io 3811 r — 60 4o 34.

Supponendo che questi sette archi rap-presentino i sette colori semplici, cioè r 0