i r.G Luce
iìllo dalla osservazione degli effetti delcontrasto. 1 veli neri portati sui cappelliverdi, a cagione d’esempio, sembrano ros-sastri ; parimenti le tinte rosee sul coloredi carne fanno sembrar questa sensibil-mente più bianca, quindi in generale con-vengono meglio alle brune che alle bionde.
Queste avvertenze sono pure impor-tanti nella scelta dalle tappezzerie di unastanza o del colore da applicarsi sul fon-do di un palchetto nei teatri. Se una mer-cantessa di mode e tappezza di rosso ilsuo fondaco, le signore che vi si recanotroveranno pallida l’aria del loro volto-;là dove invece la tinta sembrerà più vi-vace in una stanza tappezzata di verde.In questo proposito sono però da evitarsigli effetti dei riflessi che possono annullarel’ azione dei contrasti, e dare anzi risul-tamenti del tutto opposti. Così, per esem-pio, una cortina .verde molto illuminataìillette all’intorno il proprio colore chedomina sugli altri, e la vince sul rossosuo complementario, a grado tale che ap-pare la tinta verde soltanto.
Da quanto si disse sui colori naturalidei corpi, cioè che questi sono semprecomposti, risulta non potersi prestar fedea quelle esperienze, che, come vedremo inappresso, si fecero sulle proprietà caratte-ristiche dei raggi prismatici, procurandosiquesti separali per rifrazione o per rifles-sione da corpi colornti, non ottenendosiin tal guisa mai puri ; doversi quindi usa-re possibilmente a tal fine i raggi stessiseparati dal prisma. Anche le luci arli-fizialmente prodotte, per le ragioni addot-te in addietro, (pag. 1 32) non possonoa quelle esperienze prestarsi, ed è im-portante esaminare la tinta che in esseprincipalmente prevale, e preferire 1’ usodell’ nna a quello dell’ altra, secondo latinta dominante degli oggetti che conesse si vogliono rischiarare. Nelle osserva-zioni microscopiche ove concentrasi mol-
Lvce
fa luce sopra gli oggetti da esaminarsi,si vede come 1’ uso di una luce artifiziale,possa facilmente indurre in errore circaal colorito degli oggetti medesimi, ed al-1’ articolo Lampada monocromatica , si èindicato il mezzo adoperato dal Brewsterper ottenere una luce più analoga a quel-la del sole che mai fosse possibile.
Effetti luminosi. Nel farci qui separa-tamente a considerare sotto questo aspettola luce, è ben naturale che non in-tendiamo parlare degli effetti suoi generalionde ci siamo occupati al principio diquesto articolo, ma solo di analizzare qualisieno le varie parti della luce in cui glieffetti luminosi appaiono maggiormenteconsiderévoli. TIerschel rappresentò conuna curva la forza graduata che emana lospettro prismatico dallo spazio giallo alleestremità rossa e violetta di esso. Unaserie di esperimenti su tale soggetto si fe-cero con diligenza moltissima da Fraunho-fer di Monaco, e la fig. io ne mostra irisullamenti. In essa A J Q P è Io spettroprismatico, e le linee A i, B 2 , G 3, ecc.terminale dalla curva i, 2 , 5, 5, ecc.
rappresentano il grado di luce nei puntiA, B. G, D, ecc. dello spettro. I numerisono i seguenti, la intensità della luce nelpunto più brillante essendo uno.
La luce in A ossia la linea Ai è 0,000
B
. . . B 3 = o,o 3 a
G
. . . C 3 = 0,094
D
D 4 = 0,640
M
. . . M N = 1,000
E
. . . E 5 = 0,480
F
. . . F 6 = 0,170
G
. . . G7 := o,o 3 i
H
118 r: o,o 56
J
J g m 0,000.
Fraunhofei
trovò che D M era circa
i /3 od 1/4 di D E ; e quindi il raggio
più luminoso
dello spettro formato da un