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Tomo XXXIII. [Supplimento.]
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IG4 Luce

loro grado di trasparenza, e perciò il Mel-loni chiamò diatermiche quelle sostanzeche danno passaggio al calore, come di-consi diafane quelle che lascian passare laluce. Molti fatti provano questa verità. Neiliquidi il cloruro di zollò, che è di unrosso bruno assai carico, trasmette più ca-lore degli olii di noce, di uliva e di colza,che hanno tinta più chiara ; e questi, tutto-ché di un bel color chiaro, sono più per-meabili al calorico raggiante di altri liqui-di perfettamente limpidi, come gli acidisolforico e nitrico molto concentrati, l’ete-re, 1’ alcole e 1’ acqua : nei solidi il solfatodi calce, 1’ acido citrico e l’allume special-mente, sostanze molto diafane, lasciano menfàcilmente passare il calorico raggiante dialtri corpi colorali o translucidi, come ilberillo, 1’ agata, la tormalina, il borrace,radularia e la barite solfatala; inoltre alcunivetri neri affatto opachi, e che si adoperanocome specchi in alcune esperienze sullaluce, trasmettono ancora sensibilmente’delcalorico raggiante. Da questo ultimo fattoe da altre esperienze sulla mica, sopra la-mine annerite di salgemma e simili, sembrarisultare potervi essere sostanze diatermiache senza che sieno diafane menomamente.Altre invece godono tutte due queste pro-prietà ad un tempo, come il carburo dizolfo, il salgemma, lo spato d’Islanda, esimili. Altre sono prive di entrambe, cioèintercettano tanto i raggi luminosi chequelli calorifici, come i metalli, i legnamied i marmi.

Rimaneva a vedere se vi potessero es-sere altresì corpi diafani, ma non diater-mici, tali, cioè, che potessero lasciar passa-re la luce intercettando il calorico. Nonmancavano esempi di luce priva di caloresensibilmente, e tale specialmente riuscivaquella che per riflessione ci è dalla lunainviata. Il Melloni pervenne a produrreartifizialmente questa separazione tanto nelfuoco solare che nelle altre fonti di luce,

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e ciò combinando convenientemente so-stanze che lascino passare difficilmente ilcalore, come l’acqua oppure l’allume, conuna specie di vetro verde tinto con ossidodi rame. La luce passata attraverso questimezzi contiene molto giallo, ma ha unatinta verde azzurrastra, ed è tale che i ter-moscopi più delicati non vi ipostrano quasiindizio alcune di calore, quantunque se laconcentri col mezzo delle lenii, in guisada farla riuscire brillante quanto la lucediretta del sole.

Anche la diversa sorgente di calore edi luce ha grande influenza sulla quantitàdi raggi trasmessi da un corpo diatermico.Melloni sostituì alla lampana successiva-mente del ramo tenuto a temperatura co-stante con una fiamma ad alcole, e vasipieni di mercurio o d’acqua in ebollimen-to. Le sostanze assoggettate alla provaconservarono sempre lo stesso ordine,vale a dire che quelle più diatermiche pelcalore della lampana presentarono la stes-sa superiorità anche in queste circostanze ;ma il numero dei raggi trasmessi in con-fronto di quelli incidenti riuscì molto" mi-nore. Per esempio, il cristallo di rocca e

10 spalo di Islanda , i quali trasmettevanopiù che metà del calore della lampana,non lasciarono passare che un quarto deiraggi emanali dal platino incandescente.

11 calore trasmesso da ogni sostanza, di-venne ancora più debole col rame ri-scaldato. Parecchie fra le sostanze menodiatermiche intercettavano tutti i raggiemessi dal mercurio bollente. Finalmentenon vi ebbe trasmissione per alcun corpoquando la fonte del calore era ,1’ acquabollente ; quindi la facoltà che possedè ilcalorico raggiante di passare attraverso lesostanze diatermiche sc|ma rapidamente«on la temperatura della fonte che lo pro-duce, il che Delaroche aveva già osservatopel vetro. Il salgemma soltanto presentaima eccezione notabile a questa legge,