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il vclro 55 , il cristallo «li rocca- 54 , il ve-tro nero opaco 52 , la tormalina 3 o, lacalce solfatala 1 5 , l’allume i/ 5 . Final-mente i raggi clic emergono dal salgemmadanno gli stessi ellelli di «juelli emessi di-rettamente dalla sorgente. Quindi i raggidi calore che escono dall’ allume vengonotrasmessi in gran copia attraverso le lastrediafane, provando invece una perdila dipiù di !\ /5 attraversando una lastra moltocolorata di tormalina, c sono quasi 'intera-mente intercettati dalla lastra opaca divetro nero. Quelli che emanano dalla cal-ce solfatata presentano gli stessi effetti neimezzi «liafani scoloriti; ma subiscono unaperdita di /j /5 nel vetro nero e sono«piasi interamente intercettali dalla torma-lina. Finalmente quelli che emergono dauna lastra opaca di vetro nero vengonotrasmessi quasi tutti dalle lastre diatermi-che scolorite, un’ altra lastra opaca ne la-scia passare più che la metà; la tormalinane intercetta i 2/5 ; la calce solfatata i 6/7e 1’ allume la totalità.
Applicazione degli effetti termici. Aquella stessa guisa che le nozioni sugli ef-fetti luminosi «Iella luce servono di guidanelle arti per evitare la perdila della luceove occorre^ e per scemarne la forza nelcaso opposto, gli effetti termici insegnanoa raccogliere la maggior parte del caloreche alla luce va unito o ad intercettarlo.Cosi nelle stufe, dove occorre una elevatatemperatura, gioverà che le lastre delle' in-vetriate non perdano che la minor quanti-tà possibile di calore, e dovranno perciò,se non possono aversi bianchissime, volge-re piuttosto al rosso che altro ; le paretiavranno ad avere tale colore e natura«la assorbire e conservare il calore dellaluce che sopra vi cade, ed interesserà, per1 ’ esperienze «lei Melloni, chele lastre sie-iio ben liscie e polite. "Queste avvertenzemedesime serviranno per le stanze chevoglionsi abitare nel verno.
Luce
Xè a queste utili precauzioni il vantag-gio si limila degli elfelti termici della luce;e se si rifletta la immensa rpiantilà di ca-lore che il sole invia sulla terra certo par-rà strano clic da questa immensa fonte,per quanto sia pur dessa incostante, non siabbia a cercare di trarre partito. Abbiamoin vero veduto all’articolo Cai,ohe (T. Ili,di questo Supplemento, pag. 245) Saus-sure ottenere la temperatura di 221° Fahr.in una cassetta foderata di sovero carbo-nizzato, chiusa con lastre di vetro ed espo-sta al sole, mentre la temperatura atmosfe-rica era di 7 5 soltanto, e Robinson conapparalo analogo ottenere fino a 23o edfinche 2 3 7 Fahr. Ora, per additare unofra i molli usi che di questo calore affattogratuito far si potrebbe, suppongasi ilvaso delle esperienze di Saussure di assaigrande capacità, chiuso ermeticamente, eche comunichi alla parte inferiore con untulio che peschi nell’acqua, munito di unavalvula che permetta a questa di ascende-re, ma non di scendere, e con altro tuboche vada in un serbatoio più alto e siamunito di una valvola che si apra dal didentro al di fuori. Suppongasi che ad in-tervalli determinati, con un semplicissi-mo meccanismo o col movimento stessoche vedremo avvenire nell’ acqua, si con-«luca «finanzi al vaso un diaframma che losottragga all’ azione dei raggi solali, e chedopo altro determinato intervallo,' questodiaframma ricada, lasciando libero 1’ accès-si) ai raggi medesimi sul vaso. Egli è chia-ro che quando il sole lanciasse luce e ca-lore su questo vaso, l’aria di esso dilatan-dosi sarebbe costretta ad uscire in partepel tubo ascendente. Se, allora che la tem-peratura è giunta al massimo, un diaframmaintercetta i raggi solari, rfuesta temperaturasi abbassa, f aria diminuendo di tensionepermette all’ acqua di salire attraverso lavalvola nel tubo discendente. Compiutosiil raffreddamento, se vien tolto il diaframma,