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Tomo XXXIII. [Supplimento.]
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Luce

quali non fosse sensibile che ad un solodato colore ed acquistasse in quello latinta di esso. Converrebbe che queste so-stanze si potessero mescere insieme senzareagire 1’ una sull’ altra nè mutare meno-mamente le proprietà loro, quindi adope-rare il miscuglio quale sostanza fotografica,Non potendosi giugnere direttamente aquesta meta si cercò di farlo indirettamen-te, applicando cioè dei colori sulle imaginifotografiche. Lasciando di parlare di quelleprodotte sulla carta, ove si vede non esser-vi alcuna maggiore difficoltà della minia-tura di un qualsiasi disegno, si pervenne afarlo anche sulle imagini di Daguerre , tan-to delicate, come tutti sanno, e facili a canceliarsi. Nella tornata 5 dicembre 1842Lecchi presentò all’Accademia delle scien-ze di Parigi , imagini fatte col metodo diDaguerre , poscia colorite con un artifizioassai semplice che consiste nel deporresuccessivamente su ciascuna parte dellaimagine uno strato uniforme del colorelocale e levarlo quasi tosto passando lapiastra nell’ acqua calda. Il colore che re-sta dopo questo lavacro non sembra nuo-cere in verun modo all’imagine primitiva.Si ha un effetto diverso da quello che siotterrebbe in un disegno sulla carta, ovesi fossero coperte con uno strato uni-forme tutte le parli che hanno in massa lastessa tinta ; in tal caso si conosce sempreche le ombre dapprima furono nere. Al-l’opposto nelle imagini presentate da Lec-chi, le ombre sembravano risultare dall’ap-plicazione successiva di parecchie grada-zioni della tinta locale. Sembra quindi chele parti nere dell’ imagine primitiva riten-gano dopo il lavacro una maggior pro-porzione di materia colorante delle partichiare. La tornata dopo Claudet presen-tò alcune imagini nelle quali parimentisi osservavano colori applicati artifizial-mente e fissali insieme alle imagini colmetodo di Fizeait. Dopo questi fatti vedia-

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mo con islupore nel Journal dgs Débats ,del 27 aprile 1843, l’annunzio di unpremio speciale accordato dal ministrodell’interno a Leolard de Leuze, [ter ima-gini di Daguerre colorite, che rappresenta-no ritratti, paesaggi, fiori ed altri similioggetti. Convien dire che i risultamenti diquesto fossero assai più perfetti degli altri.Anche a A ienna si fecero imagini coloritecon simile metodo ed, a quanto assicurasi,con assai buon effetto.

Quanto alla spiegazione teorica del me-todo di Daguerre , c dessa poco più avan-zata di quel clic lo fosse all’apparire deglialtri articoli di questa opera che riguarda-no quell' argomento. Si pretese volervitrovare un’ analogia con quelle imaginiprodotte anche all’ oscurità da corpi postimolto vicini, alcuni dei quali lavorali inrilievo, altri piani, dietro le osservazionidel Mosci'. I di lui metodi,non sapendo ovemeglio collocarli in questa opera, verrannodescritti in un articolo che prenderà pertitolo il nome del loro inventore (Imagi-ni di Moseh ) ; ma ci sembrarono fin daprincipio,anziché ad altro,dovuti all’effettodi quel tenue pulviscolo che trovasi sem-pre sospeso nell’ aria. Parimente all’ arti-colo Terjiotipia parleremo delle imaginidi alcuni oggetti ottenute mediante l’azio-ne del calore, ed a quello Macchina elet-trica delle imagini ottenute mediante iltrasporto di certe sostanze su certe altredalla scarica elettrica.

Effetti fisiologici. Destinata principal-mente la luce all’ offizio di illuminar 1 ’ u-niverso e di renderci utile per tal modo ilpiù prezioso forse fra i nostri sensi, valea dire quello della vista, gli altri effetti diessa che siamo andati notando, e spe-cialmente quelli termici e chimici, comepure forse gli altri magnetici, elettrici emeccanici onde parleremo in appresso,le danno molla influenza sopra tutti gliesseri dotati di vita loro propria, che con