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Tomo XXXIII. [Supplimento.]
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2 o 4 Luce

vicissitudine non interrotta si vedono tuttodì nascere, crescere e ridursi da ultimo iner-ti ed immobili, in una parola, morire.Perciò sono ora gli effetti della luce suquesti corpi, vale a dire, sugli animali etsui vegetali, che vogliano studiare, veden-do dapprima fino a qual punto abbisogni-no della, luce complessa e quali effetti nerisentano, quindi esaminando 1’ azione sudi essi dei varii raggi separatamente consi-derati.

Non solamente la luce è utile olla ge-nerazione delle piante c degli animali, mabene spesso è altresì necessaria. Così, peresempio, da molte accurate esperienze fat-te da Cli. Morren professore di botanicaa Gand risulta che di due vasi riempiticon la stessa acqua e tenuti 1’ uno inguisa da ricevere la luce diretta del solepor tutta la giornata, 1’ altro in manierache alcuna luce non vi potesse arrivare,mentre nel primo dopo undici giorni vi-desi apparire sulla faccia opposta alla di-rezione dei raggi immergenti uno stratoverde che esaminato col microscopio tro-vossi composto di due specie di globulinedi una specie di navicula e di alcune mo-nadi, nel secondo invece non apparivaalcun essere organizzato neppure in ca-po a Co e più giorni. Se invece nei duevasi poneva qualche sostanza organicaproducevansi in pochi giorni delle monadiin entrambi i vasi ; ma in quello espostoalla luce in maggior quantità ed unite conaltri infusorii che mancavano nel vaso te-nuto all’ oscuro. In questo caso adunquela luce non era più necessaria alla pro-duzione degli esseri organici. Lo stessoCh. Morren avendo fatto esperimenti sullainfluenza e quantità della luce, vide lagenerazione degli esseri organici manife-starsi tanto più tarda quanto minore eraquesta luce medesima, ed esservi un limiteal di là del quale talvolta la generazionepiù non ha luogo, il qual limite però varia

Luce

secondo le diverse specie di animali o divegetali.

Maggiore sembra essere l’influenza del-la luce sugli animali e sulle piante dopodel loro nascere, relativamente, cioè, alregolare loro crescimento ed alla loro sa-lute. Gli animali condannati alle tenebreintristiscono ed oltre al perdersi od affie-volirsi il senso della vista, si vede la loropelle avvizzirsi, coprirsi di ulceri e spessoa questo stato doloroso seguire sollecitamorte. Tuttavia non mancano animaliparticolarmente organizzati per guisa chesfuggono a così dire la luce ; se nonche a rigore non può dirsi neppure diquesti che vivano nell’ oscurità, ma piut-tosto che amano una debole luce, come siè quella della notte, cui solamente si e-Spongono.

Le piante non possono in generale ve-getare che a stento, e presto soccombononelle tenebre, e questo effetto non dee piùrecare sorpresa, dappoiché abbiamo ve-duto parlando degli effetti chimici dellaluce come questa dia alle foglie la facoltàAi decomporre 1’ acido carbonico lascian-done libero 1’ ossigeno, ed assorbendoneil carbonio che forma uno dei principalielementi del nutrimento delle piante me-desime. Quelle poco illuminate dannofiori sbiaditi, frutta scipite ed un legnopoco solido e neppur buono a bruciarsi,le loro foglie sono più floscie ed inoltretutte le parti risultano meno colorate.Così nei luoghi dove frequenti e lunghenebbie velano la faccia del sole, i prodottivegetali appaiono scoloriti, ed i fiori ve-stono più belli e più vivaci colori al mon-te, ove la luce è più pura, che al piano. IlRe dice aver osservato che nel corso di16 anni fra le piante da porsi in istufànel verno gliene perì maggior numero, acose uguali, per iscarsezza di luce chepel freddo. Anche in tal caso, come inquello degli animali, non mancano tuttavia