2^4 Luto
accaduto sovente che il lamierino avendoun pertugio, grande soltanto come la testad’ una spilla, il vetro molle cedeva in quelpunto alla pressione del gas e si formavaun buco. Osservò che questi tubi di vetrorivestili di lamierino, possono in molti casifar le veci dei tubi di porcellana, che sonocostosissimi e difficili a trovarsi.
Non bisogna confondere con questaspecie di luti quell’intonaco di carboneche si fa talora nell’ interno dei vasi peroperare la riduzione di alcuni ossidi odaltre simili decomposizioni, il quale distin-guesi col nome particolare di Brasca(V. questa parola e Brascabe).
La seconda specie di luti occorronosovente nei laboratori di chimica ed inmolte operazioni delle arti, per chiudereesattamente i piccoli orifizii lasciati nellegiunture, pei quali potrebbero uscire gaso vapori talvolta pericolosi, tal’ altra chegiova raccogliere perchè prodotti di uncerto valore. Quando adunque deesi con-giungere una storta con un recipiente, inmodo che nulla disperdasi per le giunture,queste si spalmano con un mastice chepiù particolarmente dicesi luto, e l’opera-zione dicesi lutare. Se il collo della stortaè troppo sottile per adattarsi esattamentenell’ apertura del matraccio, se lo rivestedi filaccia o di carta umettata che si stri-glie con forza. I matracci che servono direcipiente,devono essere un poco allargatiall’ orifizio, e si smussano con una lima. 1matracci il cui collo si allarga internamen-te sono difficilissimi a lutare in modo chenulla disperdasi per la giuntura. La speciedi luto varia secondo la natura del pro-dotto della distillazione. Quando si distilladell’ acqua, deiraceto o dell’ alcole, se ivasi sono di vetro, e basti chiudere inguisa da scemare soltanto la dispersione,può farsi a meno di luto fasciando le giun-ture con vescica bagnata, con istriscie dipelle, di pannilini o di carta, e legando il
Luto
tutto con refe od altro. Una maniera dichiudere perfèttamente e senza luto di sortealcuna, con la massima facilità e prontezzadi unire insieme o staccare le varie parli,si è quella suggerita dal Menici medianteil mercurio, e che venne indicata all’ arti-colo Apparati di questo Supplemento(T. I, pag. 390). Trattandosi di grandiapparati può servire lo stesso mezzo, sosti-tuendosi al mercurio terra , cenere, sabbiaod altre sostanze polverose, le quali, mas-sime quando si tengano bagnate, resistonoanche ad una notabile differenza di tensio-ne dall’ interno all’ esterno. All' articoloDistillazione di questo Supplemento(T. 3 II, pag. 68), si è detto come questomezzo di chiusura, da noi immaginato, ab-bia pienamente corrisposto con l’espe-rienza. Il primo di questi mezzi è peròtroppo imperfetto, ed i due altri, quantun-que ottimi, sono poco conosciuti o pocousati nelle arti, e perciò si ricorre all’ usodei luti, i principali dei quali verranno danoi passali in esame.
La creta stemperata uniformemente nel-l’acqua è il luto più semplice d’ogni altroper chiudere le giunture, aggingnendovipeli od altre sostanze fibrose per impedireche screpoli e si fenda nel diseccarsi. Iladessa il vantaggio che resiste anche ad uncerto calore, e perciò oltre che nei piccoliapparati, si adopera anche nei grandi, perlutare le porte dei fornelli, i coperchii allebocche delle storte pel gas o simili. Lostesso luto di argilla refrattaria in partecolta ed in parte no che vedemmo usarsicome luto della prima specie pel rivesti-mento dei vasi, adoperasi per lutare in-sieme i crogiuoli collocati uno sopra 1’ al-tro. Si coprono le giunture con questoluto bene steso, e si lascia seccare primadi mettere il crogiuolo al fuoco. Se deevetrificarsi in parte, si aggiunge un pocodi sabbia, oppure si adopera un’ argillameno refrattaria.