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Tomo XXXIII. [Supplimento.]
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a8o Maccuu

fuso, ii aggiungono due cucchiaiate di fieledi bue ed un pocn di essenza di lavanda*.Si mescola bone il tutto, si passa attra-verso un panuolino, e si pone il liqui-do in bottiglia per valecscne all’ uopo.Quando se ne vuole far uso, se ne mettecon precauzione una piccola quantità so-pra la macchia ; si frega con una piccolaspazzola, si lava quindi il luogo dove erala macchia, e quello sul quale venne di-steso il liquore, facendo uso per ciò diacqua tiepida.

Il levare lo macchie di pece, di tre-mentina, d’ olio e simili sulla lana, riescemolto difficile a farsi coaie si è indica-to qui sopra ; bisogna adunque in similicasi render liquido il corpo untuoso me-diante olio o burro liquefatto, e quindisi tratta la macchia con tuorlo d’uovoe con fiele di bue.

Le macchie di catrame si levano facil-mente dai pannilani mediante il calore eun poco di burro fresco, strofinando lie-vemente la parte macchiata davanti al fuo-co, e quando il catrame è sciolto levandoil corpo untuoso coi solili mezzi ; cioèdopo aver ammollita la macchia col burrofresco, si lava con terra da macchie, fa-cendola asciugare in più volte acciocchéassorba tutto 1’ unto ; indi lavasi la par-te macchiata con acqua tiepida a fine ditorre via le ultime particelle di terra chefossero rimaste nel tessuto ; quando que-sto sarà quasi asciugato, se lo spazzolabene.

Le macchie prodotte dai colori a oliohanno a soffregarsi fortemente con unpezzo di mollica di pane, e tosto la mac-chia sparisce. Si ottiene lo stesso effettobagnando la macchia con essenza di tre-mentina, che bisogna poi lavare con al-cole, tenendo la parte macchiata dinanzial fuoco. Sulle stoffe di seta, bisogna levarP unto coll’essenza di trementina, quindilavarle col sapone se il fondo è bianco,

Mvecita

ovvero con fiele di bue o eoi tuorlo d\*j-vo se il fondo è colorito.

I fondi bianchi si nettano benissimocol sapone dando ai tessuti due o trelavacri, quindi insolforandoli senza scia-cquarli nell’ acqua ; asciutte che sieno,si dà loro la salila con un poco di dra-gante il più bianco che aver si possa.

I colori bruni si hanno a nettare colfiele di bue.

I tessuti grossi, come i damaschi edaltre stoffe da tappezzerie, si devono net-tare con la spazzola dopo averli insapo-nati, e bisogna aver cura di risciacquar! iben bene acciocché più non vi resti nessunindizio di sapone ; ciò fatto, si dà il lustrocol mangano o col ferro da stirare labiancheria.

Le sete tinte in rosa e macchiate sipuliscono benissimo per mezzo dell’ eterepuro, od anche con alcole saturato dicanfora, strofinando con esso la macchia,poi lavandola, non già con acqua, macon alcole comune. Questo metodo è ap-plicabile a tutte le stoffe di colori delicati,perchè non altera menomamente i colori,nè i tessuti.

Riflettendo come 1’ uso dell’ alcole siaspesso insufficiente e come quello dell’eteresia troppo costoso ed esiga reiterate frega-zioni che spesso nuocono al tessuto, vienepure suggerito come assai utile 1’ uso dientrambi questi mezzi riuniti, inzuppandoil luogo macchiato di grasso con alcole, co-prendolo con un panuolino sottile, passan-dovi ripetutamente il ferro e mutando diluogo il pannolino stesso. Se questo mez-zo non basta a fare svanire la macchiaradicalmente, due o tre gocce di etere sohforico sparse sul tessuto ed un leggerostropicciamento bastano a compiere l’effet-to voluto.

Le macchie di ruggine levansì, comedicemmo nel Dizionario , con 1’ acido os-salico od anche col sale di acetosella, il