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Tomo XXXIII. [Supplimento.]
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Macciiiì

cui cllello coadiuvasi, ponendo sulla mac-chia della liinatura di stagno od anchesemplicemente un pezzo di stagno a con-tatto. Questi mezzi utilissimi del resto perlevare alcune piccole macchie riesconotroppo costosi nel caso che per qualsiasiaccidente molti oggetti siensi macchiati intal guisa. Così, per esempio, essendo av-venuto per isbaglio in nna lisciva di ado-perare solfato di ferro invece che po-tassa, ne seguì che circa 5oo tovagliolie molti altri oggetti di biancheria ave-vano acquistato una tinta di ruggine, evi-dentissima su tutta la superficie. Inva-no lasciaronsi i pannilini per 4 a 5 giorniio un bagno debole di acido solforico, cdcrasi (piasi sul punto di abbandonare lasperanza di salvarli quando Munge ricor-se allo spediente che segue. Aveva egliosservato che una macchia di ruggine po-teva assai facilmente levarsi col lavacrodopo averla fatto volgere al colore azzurromediante il cianoferruro di potassa chetrovasi comunemente in commercio colnome di prussiafo di potassa. Aggiunsequindi un poco di questo sale nel bagnodi acido solforico, e vi fece agitare perqualche tempo i pannilini, che ben prestosi tinsero, alcuni in azzurro chiaro, altri inazzurro carico. Lavati in acqua chiara, po-scia assoggettati alla lisciva uscirono daquella bianchi come lo erano prima diquell’ accidente, avendosi soltanto dovutoper alcuni ripetere il bagno col prussiatodi potassa, il quale del resto non cagionala menoma alterazione.

Si riesce a togliere le macchie che lamalfa potesse aver fatto sui tessuti, im-mergendoli in un vaso di porcellana incui v’ abbia una soluzione di sale ammo-niaco nella proporzione di due once indue libbre di acqua. Sciacquasi poscia esi lascia asciugare.

Le macchie da arsiccio levansi talvoltaquando sieno leggere con la lisciva, colSappi. Diz. Tcc.n. Tom. XIX.

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cloro o con 1’ acqua di Javelle ; ma quan-do l’alterazione sia alquanto profondanon si potrà che cercare di mascherarla,il che potrà farsi nei pannilini bianchi,mediante gesso finissimo impastato conacqua di gomma, steso sulla macchia, la-sciatovi asciugare, poi levato leggermentecon una spazzola, quindi lisciato co*,una stecca di bossolo o d’ avorio appli-candone poi un altro strato, e quando èben asciutto passandovi il ferro da stirare.E inutile il dire che questo palliativo deerinnovarsi ogni volta che lavansi i pan-nilini.

(Iiuvr.E — Enciclopedia popolare.— G.**M.)

Macchia. I coltivatori dei giardini sicompiacciono assaissimo di poter averepiante che sieno screziate di bianche mac-chie ; e mostrasi con diletto 1’ altea a foglieverdi-bianche c simili vegetali ; ma il fisi-co non può dissimulare che tali macchiesono il sintomo più certo della debolezzanella quale trovasi quella pianta, che de-riva dalla mancanza di un cibo convenien-te. Il rimedio sicuro a questo male, e lafacoltà che si ha di farlo scomparire, nonlascia luogo a dubitarne. Basterà metterequeste piante in necessità di succhiare unalimento più sostanzioso, per vederle inbreve spazio di tempo ritornare a coprir-si del color verde in tutta la superficiedella foglia. E notissimo l’esperimentodel Fabbroni, il quale educò il geraniozonale che presenta zone biancastre, fa-cendogli succhiare un cibo assai sostan-zioso, e le vide sparire e tignesi del na-turale loro verde. E poi sicuro che quasitutte le macchie delle piante che le ren-dono così screziate ne’luoghi sterili, spa-riscono in quegli umidi, ma ricchi. Questemacchie si producono ancora artifizial-mente, ma a spese della naturale bontàdella pianta. Si ottiene che il tulipanomacchiato a più colori, facendolo da un5(i