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Tomo XXXIII. [Supplimento.]
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'3 oo Macchina

lavorano a mano il cotone hanno eglinoper questo maggior lavoro di noi che conle nostre macchine portammo i tessuti diesso a sì grande perfezione, ed a prezzotanto più basso? Queste macchine son fatteelleno stesse in gran parte con altre mac-chine, alcune delle quali preparano ai tes-sitori i pettini di canna e i fili di acciaio,altre costruiscono con ogni esattezza gliscardassi, che, adattati poi sopra cilindri edisposti ingegnosamente, riducono a sin-golare bellezza il cotone. L’opporsi a que-ste macchine per fare a mano lo stesso la-voro più costoso e peggiore sarebbe imi-tare quella mercantessa olandese, che quan-do 1’ uno dei panieri del suo asinelio eratroppo carico di cavoli lo equilibrava po-nendo nell’altro una pietra.

Chiunque lamentasi di mancar di lavo-ro intende sempre parlare d’ uno tale chegli sia di profitto ; ora la potenza cheproduce simili lavori è il denaro. L’ am-masso di questo e la facoltà di cangiarlo collavoro sono di sommo vantaggio pegliuomini. Dall’ operaio a giornata fino almanifattore non vi è arte in cui non oc-corra un certo fondo di capitali. Il fit-taiuolo anticipa il valore degli utensili,animali e lavori preparatorii; il manifattoredelle macchine, dei locali, dei materiali edaltro. In tal modo i capitali girano di manoin mano, e senz’ essi non avrebbero glioperai lavoro proficuo. La povertà dellenazioni nasce dal ristagno de’ capitali, pro-dotto o dalla trascuratezza dei governi oda altre estranee cagioni. Se un ramo d’in-dustria non è vantaggioso i capitali flui-ranno in un altro; se tutti mancano, ri-marranno giacenti e gli operai più d’ ognialtro si risentiranno del danno, chè, comedice Say, se 1’ esser povero è sommo in-fortunio, lo è ben maggiore il non vedersid’intorno che miserabili. Eppure tale ef-fetto producono i distruttori delle macchi-ne, imperocché non s’impiegano i capitali

Macchina

ove si teme di perderli per l’altrui violenza,ma in altro paese dove sieno sicuri; sì chearricchiscono gli estranei col loro propriodanno. Che ottennero gl’irlandesi distrug-gendo i poderi, perchè, a loro dire, i fil-iamoli non davano loro sufficiente lavoro?L’agricoltura venne abbandonata, e la mise-ria del paese ne fu necessaria conseguenza.Guai se i nemici delle macchine potesseroprevalere ! Languirebbero le manifatture econ esse il commercio, e saremmo ridottia scarseggiare di vesti, di combustibili, dicibo. Se una nazione scaccia dal suo senol’industria, e con essa i capitali, la fame,la guerra civile, il notturno assassinio, larapina la invaderanno ; si spopolerà bentosto e si ridurrà in istato deplorabile d’i-nedia, da cui difficilmente le fia dato ri-sorgere.

Non vogliamo negare che le macchinenon apportino un momentaneo nocumen-to agli operai che avendo appreso un me-stiere lo si veggon mancare, o scemarsi dimolto le loro mercedi, a segno di dovertrovare un soccorso nelle tasse pei poveri ;ma ciò non è che una crisi passaggera, poi-ché in seguito il consumo dei prodotti siaumenta, ed il numero degli operai anzichédiminuire si accresce. Che se d’altra parte,per evital e questa crisi, una nazione rigettale macchine, un’ altra le adotterà, ed iconsumatori preferiranno sempre gli og-getti meglio lavorati e di minor prezzo.Così l’Inghilterra mandava i prodotti dellesue manifatture per tutta Europa , in ontaai divieti del più grande del nostro secolo.Falsa è poi del tutto ed infondata l’accusache molti danno alle macchine, che pro-ducano, cioè, più che non occorra al con-sumo, chè i bisogni non hanno limiti e simoltiplicano coi mezzi di soddisfarli.

Le macchine d’ altra parte e le mani-fatture sono istituite pei consumatori enon pegli operai. Così i miglioramenti fat-tisi da quattrocento anni ridussero oggi i