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Tomo XXXIII. [Supplimento.]
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Macchina

mediocri a godere gli agii ond’ erano untempo privi i più ricchi. I migliori pro-dotti d’un artefice giovano agli altri, ed eipure in ricambio trae profitto dai lavori diquesti, sicché perfezionando la sua indu-stria, ognuno migliora il proprio stato e1’ altrui.

Il particolare interesse dee quindi ce-dere al generale, il momentaneo al peren-ne. Rapidamente scemeranno gl’ inconve-nienti e cresceranno i vantaggi, e ciò tantopiù presto, quanto più proteggendo i nuo-vi perfezionamenti questi si diffonderanno erenderanno comuni. Giungerà un tempo,incui le sole macchine si presteranno a tuttiquei lavori, in cui 1’ uomo non usava che1 è Ibrze fisiche, lasciando oziosa l’intelligen-za con danno anche di sua salute; a quelliche succederanno a questo tempo avven-turoso altro non rimarrà che migliorare lemacchine. E chi non vede quanto tale sta-to di cose sia da bramarsi ? Ciò che neconforta si è la certezza che inutilmentecercasi d’opporre inceppamenti ai pro-gressi dell’ industria, la cui forza prepon-derante è tale da superare ogni ostacolo.Gli artigiani, quelli che per tale avan-zamento si possono trovare a più malpartito ridotti, si premuniscano da tale dis-avventura, preparandosi a mutar facilmen-te genere di lavoro, ciò a che si trovanobene spesso ridotti anche da altre cagionie dalla moda principalmente. Altro riparooffrono loro le casse di risparmio, che ri-cevendo e ponendo a frutto le piccolesomme da essi economizzate, sommini-strano loro una somma sufficiente allasussistenza al momento del bisogno. Centoe ottanta di tali casse esistono nel paese diGalles ed in Irlanda , ed un operaio depo-nendo in esse i fr. e 20 cent, alla setti-mana, all’età di 20 a 5 o anni possedè720 fr., ed in tal guisa può vivere senzaesser costretto a lavorare per mercedetroppo scarsa. L’operaio in fine soffre,

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maggior danno dalle macchine quando èprodigo, scioperato, vizioso. Una ragionalaeconomia, non sugli agii della vita,ma sullesomme gettate in viziose abitudini, saràpegli artigiani il vero modo d’ assicurarsiuna migliore esistenza, e non già l’opporsial progredire delle arti, con isforzi, i qualinon possono che riuscire infruttuosi, e ri-dondare da ultimo a loro maggior danno,e svantaggio.

Un’ altra quistione di grande interesserelativamente alla economia delle macchi-ne si è il vedere se ai paesi, ove questesono maggiormente perfezionate e diffuse,giovi permetterne all’ estero la esportazio-ne. Nell’ Inghilterra la legge proibisceloro quella delle macchine che si ado-perano nelle fabbriche interne. Per giusti-ficare questa proibizione si allega il timo-re che gli stranieri s’impadroniscano deipiù utili perfezionamenti meccanici, e nonpromuovano una concorrenza formidabi-le per le manifatture nazionali. In so-stanza, 1’ effetto di questa proibizione siriduce a sacrificare gl’interessi d’una classed’individui, cioè dei costruttori di macchi-ne, a quelli dell’ altra classe che fa usodi queste macchine. Oltre che è assoluta-mente impolitico che il Governo interven-ga senza necessità fra questi due parlitid’interessi opposti, bisogna anche osser-vare che la classe dei costruttori di mac-chine è assai più intelligente della secon-da, e quantunque in oggi questa primaclasse non sia più numerosa, tuttavia se ilGoverno sopprimesse questa proibizioneche trattiene il suo sviluppo, si può cre-dere con ragione, che fra qualche anno, equando avesse cominciato a farsi sentire1’ effetto di una tal soppressione, questaclasse diverrebbe tanto considerevole dasuperare in quantità numerica quella chepresentemente fa uso delle sue macchine.

I difensori di queste proibizioni preten-dono esser possibile ed utile l’impedire