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Tomo XXXIII. [Supplimento.]
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5<>4 Macciuxa

tutta anche con maggiore accuratezza diquello che se dovesse servire per un in-glese , poiché ogni specie di difetto o d’ac-cidente che potesse manifestarsi nel servi-gio ordinario, costerebbe per la riparazio-ne assai più in paese straniero che nel-l’Inghilterra.

La classe che fabbrica le macchine è,come dicemmo, più abile e guadagna piùdella classe che soltanto se ne serve. Sel’esportazione delle macchine fosse li-bera, la più importante di queste dueclassi aumenterebbe sicuramente ; poiché,non ostante l’alto prezzo della mano d’o-pera, non v’ è paese, dove presentementesi possano fabbricare macchine con tantaperfezione ed economia quanto nell’ In-ghilterra. Quindi questa potrebbe sommi-nistrare macchine al mondo intero, con unvantaggio evidente per essa e pei compra-tori. A .Manchester e ne’suoi contorni moltemigliaia d’uomini lavorano esclusivamentea fabbricare macchine, le quali poi sommi-nistrano lavoro a molte centinaia di mi-gliaia d’ uomini unicamente occupati a ser-virsene. Ma non è molto tempo dacché ilnumero di quelli che si servivano di mac-chine a Manchester , non era maggiore delnumero di quelli che oggi le fabbricano.In conseguenza, se 1’ Inghilterra divenisseun centro d’ esportazione di macchine,dovrebbe necessariamente avere una classenumerosa d’operai capacissimi e bene pa-gati ; e quantunque non avesse probabil-mente un minor numero di fabbriche ne-gli altri generi d’industria, questo fabbri-che avrebbero pure un vantaggio incalco-labile, cioè sarebbero le prime a godere ditutti i nuovi perfezionamenti introdottinel meccanismo della fabbricazione. Nel-l’Inghilterra, convertita in tal modo in unavasta officina di costruzione, una diminu-zione essenziale delle commissioni stranie-re sarebbe a danno d’ una classe che èin grado di soffrirlo più che 1’ altra, la

Maccuixa

quale disgraziatamente vive alla giornata,e sente immediatamente 1’ effetto d’ unadiminuzione di consumo dei prodotti del-l’industria, poiché questa lavorerebbe ingenerale pel consumo interno, e non ri-sentirebbe che 1’ effetto di crisi molto piùmiti.

Ma si teme che gli stranieri dopo avercomperate una volta le nostre macchine,cessino da ulteriori commissioni. Per di-struggere interamente questa obbiezione,ricordiamoci dell’ esposizione che abbiamofatta più sopra del rapido progresso deiperfezionamenti meccanici in ogni speciedi fabbricazione ; ricordiamoci del tempoche passa fra un perfezionamento e quelloche ad esso succede. Se lo straniero noncercasse con ogni impegno di procurarsiogni nuova macchina inventata in Inghil-terra, e d’ adottarne 1’ uso, i fabbricatoriordinarli di quel paese estenderebbero su-bito le loro conquiste commerciali, e ver-rebbero a fare la guerra ai proprii rivalinelle medesime loro abitazioni.

Si potrebbe dire altresì che in ognispecie di macchina v’ è un grado massimodi perfezione che non può oltrepassarsi.Infatti i passi che in oggi si fanno nellacarriera dei perfezionamenti sono ben pic-coli, al paragone dei passi giganteschi chegli hanno preceduti. Faremo osservare,che questi piccoli perfezionamenti partico-lari non possono nascere se non in queipaesi che posseggono un gran numero dimacchine già in attività, ed ove possonoesercitare un effetto immenso sul poteretotale di produzione. D' altra parte, am-mettendo che certe specie particolari dimacchine, dopo un lungo periodo di tem-po, possano arrivare ad un tal grado diperfezione da far disperare i futuri inven-tori, sarebbe assurdo 1’ estendere questasupposizione a qualunque specie di mac-chine. Per verità la meccanica pratica èancora ben luugi dal limite di perfezione !