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Tomo XXXIII. [Supplimento.]
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334 Macchi»* Macchi»*

lo stantuffo è nel punto più alto della sua nel più basso, la densità dell’ aria in ilp lo spazio che lascia sotto di sè

questo stantuffo, quando è al punto piùbasso, ed m la massa di aria che resta in pquando l’azione della macchinadivien nullaper le ragioni addietro accennate. La densi-tà dell’aria chiusa al di sotto dello stantuffoabbassato, quando cessa di aprirsi la val-vola sarà _. Questa densità può rite-P

nersi quella dell’ aria atmosferica, poichénella corsa precedente dello stantuffo lavalvula erasi aperta, e lo spazio p comu-nicava con 1 ’ aria esterna ^ ! , è la densità

dell’ aria contenuta nel corpo di trombaquando lo stantuffo è al punto più altodella sua corsa : questa densità è, comeben si vede, quella dell’ aria del recipientequando la massa di essa non può più di-minuire, quindi 1 ’ unità di volume del re-cipiente, che al principio dell’ operazioneconteneva una quantità di aria uguale

a non contiene più sulla fine che una

P

massa ; la frazione .? rappresenta qui

adunque la forza rarefattrice della macchi-na nel suo stato ordinario : vale a direla quantità di aria che si può togliere staa quella che conteneva dapprincipio il re-cipiente come p a P.

Esaminiamo ora quello che accade nellaseconda posizione della macchina. Cesserà1 ’ efficacia di questa quando il corpo ditromba d non conterrà più che una quan-tità di aria uguale ad m, e non ne riceveràpiù da a, vale a dire quando la massa diaria di questo ultimo corpo di tromba ri-marrà stazionaria, malgrado l’azione dellostantuffo. Ciò posto, suppongasi che i duecorpi di tromba abbiano esattamente lestesse-dimensioni, e si chiami p la capaci-tà del condotto g s c. Quando lo stantuffo

sarà p ; ponendosi allora in comunica-zione i due corpi di tromba p sarà anche

la densità dell’ aria contenuta nello spa-zio p p che lascia lo stantuffo di asotto di sè. Ne segue che la massa di aria

stazionaria di a è p (p -j- p) ; quando il

suo stantuffo è al punto più alto, questamedesima massa di aria occupa lo spazioP -f- p , e la sua densità è allora la stessa

■ .. . . . , m p —_

che sotto il recipiente, cioè _ • —LaP I •+fl-amini di volume del recipiente che conte-neva dapprima una quantità di aria uguale

ad — non contiene più, quando la macchi-na cessa di essere efficace, nel secondom p-\-p

caso che una massa d’aria _ .

p P + />'

La

forza rarefattrice della macchina pneumati-ca perfezionata da Babinet è quindi uguale

alla frazione ^ P\.

P IP+A’Ì

Se fosse possibile di rendere nullo lospazio p , la frazione precedente di ver-

rebbe jb ; e potrebbesi dire che la densità

dell’ aria rimasta nella nuova macchina stàa quella dell’ aria che non si può estrarremediante quella comune, come la densitàdi questa ultima aria è a quella dell’ atmo-sfera. Il mercurio è un liquido troppopesante per rendere sensibile la tenuissi-ma pressione che conserva l’aria del reci-piente facendo uso del perfezionamentoche abbiamo indicato. Ricorresi allora adun manometro ad acido solforico, e quan-do questo sembra rimanere stazionario, ladifferenza delle altezze non oltrepassa unmillimetro. Secondo la teoria, 1’ effettodovrebbe essere ancora più perfetto che

di d è nel punto più alto, e quello di a l’esperienza non lo indichi 5 ma, lasciando