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v finalmente tutto iusieine pei' pressione eper rotazione, come eoa il Trapalo (V.queste parole).
Fra tutti i meccanici destinati a forareil punteruolo è senza dubbio il più sem-plice, essendo unicamente composto diun’ asta appuntita fissata in un mani-co destinata soltanto ad introdursi spo-standone le molecule, e mettendosi mo-mentaneamente al luogo di quelle. Tal-volta la pressione comunicasi mediante unutensile munito di due impugnature comein una pinzetta od in una tanaglia. Ponesiin tal caso la materia da forare fra le dueganasce, una delle quali guernita di unapunta rotondata di acciaio, può conside-rarsi siccome il maschio e 1’ altra che tieneun piccolo incavo destinalo a riceverequella punta siccome la femmina : la pres-sione che si fa con le mani riavvicinandole impugnature, obbliga le ganasce ad ac-costarsi, mentre la punta aitraversa la ma-teria interpostavi. Talvolta questa puntainvece di essere rotondata è concava edha gli orli taglienti, nel qual caso l’istro-mento fa realmente 1’ olììzio di stampa eleva quella parte della materia che è nelluogo dove dee farsi il fnro.
Si comprende che siffatti mezzi nonsono applicabili che a sostanze molli, co-llie il cartone, il cuoio o la tela ; quandoti aitasi di metalli ricorresi a mezzi diversi,operandosi in generale con la percussioneunita alla rotazione di un utensile taglienteed appuntito. Rimandando ai vari articoliPunteruolo, Saetta, Succhiello, Trapa-no, Trivella, per quanto riguarda gliutensili, coi quali si fa il foro.
La più semplice fra tutte le macchineda forare che operano mediante la percus-sione è il martello, la cui forza viene tras-messa da un chiodo o da altro oggettoappuntito, che introducendosi nella mate-ria sulla quale si appoggia, ne sposta lemolecole, comprimendo quelle che lo cir-
Macguine
condano, oppure facendole apparire sa-glienli dal lato opposto a quello in cuientra la punta. Quando i fori sono moltonumerosi o la materia da forarsi, e special-mente il metallo, sia troppo grosso, è duo-po moltiplicare la forza dell’ uomo, e siimpiega a tal fine una leva od un volantemossi direttamente dalla mano o medianteun manubrio. La fig. 3 della Tav. LVIIIdelle Arti meccaniche rappresenta unamacchina da forare a leva mossa a mano.Si comprende che quanto più grande èquesta leva maggiore è la forza che 1’ uo-mo può fare : è questa una leva di se-conda specie, ordinariamente di ghisa, lacui testa o ò molto più grossa del brac-cio m ; l’asse di a, che è di ferro, giranell’ occhio di uno zoccolo ed è sta-bilmente, fissato sulla leva. Il braccio diquesta presenta una forma schiacciata egiova farlo assai largo nel senso verticaleche è quello in cui occorre la resistenza.Applicasi la mano in m ed avvi in s unsostegno per impedire che il punzone g diacciaio si smussi. L’ appoggio, su cui cadeil punzone al momento in cui premesiper fare il buco, tiene una cavità, in cuiil punzone medesimo entra a sfregamentodopo avere attraversato il metallo che èper lo più di lamierino in 6, vi è un in-cavo conico fatto nella ghisa e nel legno,pel quale cadono le sbavature del metallo.Si vede che qnesta macchina così costruitapuò dare un grande sforzo, facile a valu-tarsi secondo la teorica della leva ; ma sivede altresì avere questo'sforzo un certolimite che non potrebbesi oltrepassare,poiché altrimenti la leva diverrebbe trop-po pesante, e difficile a maneggiarsi nonpotendosi d’ altra parte porre il punzoneg troppo vicino all’ asse a senza incorrerenell’ altro disordine di dover sollevare ditroppo la leva m per poter sottoporre ilmetallo da forarsi ; inoltre questo punzo-ne g cadrebbe sotto un angolo troppo