volatilizzerebbe una parie ili questa so-stanza, prima che 1’ alcali avesse potutooperarne la decomposizione, massime se ilmiscuglio non si fosse eseguito esattamen-te. In simile caso è bene, dopo aver me-scolato con 1’ alcali la sostanza che contie-ne il mercurio, bagnare ogni cosa conF acqua, e lasciare poi tran _ " o il tuboper qualche tempo. Ne risulta a tal modouna decomposizione, e si separa dell’ossi-do di mercurio, che il calore basta a de-comporre in mercurio ed in ossigeno.
Nulla di simile deesi temere quando ilmercurio trovasi allo stato di ossido o disolfuro nella sostanza. Se il mercurio tro-vasi unito in una combinazione metallicacon altri metalli che non sieno volatili, sipuò il più delle volte determinarne la quan-tità esattamente, facendo roventare 1’ amal-gama, al qual modo si volatilizza il mercu-rio, mentre restano i metalli fissi : questiallora si pesano, e la perdita indica laquantità del mercurio. Se i metalli che re-stano non sono ossidabili dall’aria, 1’ ope-razione può farsi in un piccolo crogiuolodi porcellana, sopra una lampana a spiritodi vino a doppia corrente ; ma se si ossi-dano all’ aria, per 1’ influenza d’ una temrpelatura elevata, si eseguisce la calcinazio-ne in una piccola storta, alla quale si chiu-de il collo, facendolo fondere subito dopola volatilizzazione del mercurio, mentre lapancia è ancora rossa.
Quando si trattano minerali solforosiper dosare il mercurio che contengono,si fa uso dei carbonati alcalini, di calceviva o di ferro. Si potrebbe anche decom-porre il solfuro col carbone ; ma questomezzo viene adoperato in grande soltanto.!Quando si riscalda questo miscuglio,non sidecompone interamente, e si ottiene sem-|pre una mescolanza di mercurio e solfuro. ICol ferro, la decomposizione ha luogo abassa temperatura. Bisogna adoperare al-'meno il a5 per loo di ferro; ma è meglio
adoperarne di più, e sempre in limaturaassai fina, per evitare di tenerlo al fuocotroppo a lungo. Si riscalda il miscuglio, ilmercurio si volatilizza e limane del solfurodi ferro. 11 carbonato di soda opera ancoresso la decomposizione compiuta di questiminerali, ma intacca le storte. La calcecaustica viene adoperata con vantaggio. Ilcarbonato di calce non è di un uso sicuro,perchè bisogna riscaldare troppo a lungotempo prima che la reazione abbia luogo,e può volatilizzarsi del solfuro di mer-curio non decomposto. Si piendono 2 5parti di calce e 12 a io di carbone perioo di solfuro ; si riscalda il miscuglio, chesi trasforma in mercurio ed in solfuro dicalcio.
Quando si vuole far 1’ assaggio di unminerale di mercurio per fare cinabro, sidistilla senza aggiunta in una storta di gres.Il cinabro si deporie nel collo della stor-ta, che deve essere lungo e che si taglia.Bisogna riscaldare fortemente la volta dellastorta, perchè il cinabro non vi si deponga.
I minerali di mercurio non danno semprela quantità totale del cinabro che conten-gono. Si sviluppa spesso del mercurio me-tallico quando il minerale è bituminoso ;ma è quasi sempre facile di dosare il sol-furo di mercurio, quando non si trova me-sciuto che con sostanze fisse.
Nel fare il saggio dei minerali di mer-curio con la distillazione, sono da aver-si presenti le importantissime osservazionifatte recentemente da Millon, il quale ri-conobbe la presenza di una minima quan-tità di altro metallo bastare a produrredifferenze notabilissime nella durata del-la distillazione del mercurio operata in duestorte contemporaneamente. Distillando ilmercurio, dopo averlo agitato con un pocodi acido nitrico, per sciogliere i metalli fa-cilmente ossidabili, si riconosce farsi la di-stillazione più lentamente all’ atto in cuisi volatilizzano le ultime porzioni del