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Tomo XXXVII. [Supplimento.]
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2 /J / ( Mestiere

i minatori debbono ventilare i loro sotterranei mettendo nell’ ingresso maggio-re un ventilatore alla Dareet, e spruz-zare anche diligentemente le gallerie conlatte di calce beo carico per neutralizza-re i gas idrosolforici. Sarà loro giove-vole, usciti che sieno da quelle caverne,fare un po’ di moto a cielo libero, al-1’ aria aperta, tenersi estremamente netti,nutrirsi con cibi salubri, aggiungendoviinoltre qualche bevanda di liquori tonicifortificanti. Al loro ritorno nella minieraabbiano attenzione di lavorare rivolgendole spalle al vento, il che diventa un pre-cetto generale per tutte le professioni cheespongono ad emanazioni insalubri.

I pittori, anziché aggiungere il sudiciu-me al cinismo, dovrebbero invigilare soprasé stessi con maggior attenzione, lavandosifrequentemente, e ripulendo prima di man-giare le loro mani oleose, cangiando spessobiancheria, distraendosi all’ aria aperta,e lavorando con l’aria di dietro, facendomolto moto, essendo sobrii e cibandosi dicose leggere, di frutta cotte e lubricative,ed astenendosi con ogni cura da tutto ciòche è atto ad infiammare.

I lavoratori di metalli e coloro che fan-no uso d'ingredienti metallici, i pittori, inegozianti di colori, gl’ indoratori, i vasaidi stagno, gli stampatori in rame, ed altri,vengono spesso afflitti dalla colica detta deipittori, colica con depressione di ventresenza febbre od infiammazione, ma concostipazioni, crampi, e talvolta con tre-miti, paralisia, salivazione, per quelli al-meno che lavorano o maneggiano il mer-curio. Molte fiate si è anche veduto lapazzia e l’idiotismo tener dietro agli altrisintomi che abbiamo testé accennati.

II miglior farmaco contro la colica dipiombo dei pittori è senza alcun dubbioquello dell’ ospitale della Carità di Parigi e consiste nell’ impiego continuato diemetici, di potenti purgativi, e di abbon-

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danti dosi di oppio, il che peraltro nonsarebbe molto cauto d’ usare senza il con-siglio e lungi dagli occhi di un medico noumeno istruito che sperimentato.

Fu appunto pegl’indoratori, in favorde’ quali il Ravrio erasi determinato dideporre un fondo presso l’Accademia del-le scienze di Parigi da convertirsi in pre-mio, che il celebre Dareet inventò il nonabbastanza pregiato fornello che porla ilsuo nome. Dopo questa bella applicazionedi una legge fisica delle più semplici, i dili-genti indoratori uè tremano più, nè piùscialivano.

Le molecole metalliche, tanto perni-ciose alla salute, possono introdursi nelnostro interno in qualunque modo : per labocca e lo stomaco, o congiuntamente conl’aria pei polmoni, o ben anco per la pelle.Si è veduto un piccolo spazzacamino af-fetto da tremiti, e da una abbondante edolorosa salivazione, per avere scopato uncamino entro al quale scorrevano per so-lito vapori mercuriali, quantunque aves-se avuto 1’ avvertenza di non respirarenel momento della rapida sua salita cheattraverso il tessuto di una spugna benfina imbevuta d’ acqua. Le molecole mer-curiali non erano dunque penetrate daquella parte, e ciò spiega il motivo perchèi lavoratori di metalli o di colori debbonolavarsi frequentemente quand’escono dalleloro officine.

Nelle città il portinaio può essere ri-guardato come il modello del cittadino,sia rispetto all’ ozio di che gode, sia riguar-do alle malattie che non cessano dal tra-vagliarlo. Senz’ aria nuova e fresca, sen-za una luce diretta, senza moto, trannequello d’ alzarsi talora dalla sedia a brac-ciuoli ove riceve, conversa e medita, senzaaffari, e spesso senza stato, il portinaio, tol-tane la sua curiosità, la sua pigrizia, la suaghiottoneria e la sua facondia, lascia nell’ina-zione le altre sue facoltà. Bevuto che abbia