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Tomo XXXVII. [Supplimento.]
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Metìi.m

Ferro . . . grigio azzurrognolo.

Osmio. . . nero azzurrognolo.

Molibdeno. grigio.

Tungsteno , grigio.

Urano. . . bruno rossastro.

Oro .... giallo puro.

Rame . . . giallo rossastro.

Titano. . . giallo rossastro più cupo.

Ma queste tinte non indicano il verocolor del metallo, se non quando sienodi carattere preciso. Per conoscere il lorocolore puro o quasi puro, bisogna ricor-rere al metodo del Prevost. Una laminad’ oro pare gialla ; ma questo giallo divie-ne più carico quando i raggi emanati dal-la lamina vengono ricevuti da una se-conda lamina, e da questa inviati all’ occhio.L’intensità si aumenta con una terza, quar-ta, quinta riflessione, e quando si giungealla dodicesima o alla tredicesima, il colore diviene di un rosso lanciato assai ca-rico, che è probabilmente il vero coloredell’ oro.

Questo artificio ha per oggetto di spe-gnere successivamente tutte le parti di lucebianca, evitando l’introduzione nei raggiriflessi di qualunque coloramento stranieroa quello del metallo.

Il rame presenta lo stesso aumento ditinta ed offre, dopo un sufficiente numerodi riflessioni, una tinta molto vicina alloscarlatto.

Questi risultamenti possono essere pre-veduti, ma per riguardo ai metalli bian-chi, è difficile indovinare la specie di tintache debbono avere. L’argento, che sembradi un bianco puro, diviene di un giallopurissimo, affatto simile al color ordinariodell’ oro. Lo stesso accade dello stagno.

Tutti questi fenomeni si scorgono digià, quando si dil ige 1’ occhio nell’ internodi un vaso di rame o d’ oro ben liscio eun poco profondo. La tinta è sempre più

Metm.li

carica e più precisa di quella di una semplicelamina. Questo basta per indicare o perispiegare il vantaggio che certe forme dateagli oggetti d’oreficeria possono offrire perriguardo all’ aspetto che si desidera in essi.

Queste esperienze si possono ripeterecon molta facilità. Basta porre sopra unalamina orizzontale, che faccia 1’ ufficio dispecchio, un’ altra lamina più piccola: di-sposta sotto un angolo di 8 aio gradi,che riceva la luce diretta. Osservando lalamina orizzontale, si vede 1’ immaginedell’ altra con la sua tinta pura.

Il Prevost crede che tutti i metalli, quan-do vengono sottoposti a queste prove, dienole loro tinte pure e precise; e dietro ciòche si è detto più sopra, non si può checonvenire in tale opinione.

Odore e sapore. E nota a tutti la sen-sazione indicata col nome di gusto o diodore di rame, di gusto o di odore di fer-ro, di gusto o di odore di stagno, e simili.Queste sensazioni realmente sussistono ,ma è difficile spiegarle. In generale, siammette che i corpi sapidi debbano esseresolubili, e gli odorosi volatili ; in questocaso non si verifica nè 1’ una nè l’altra diqueste supposizioni, ma il fatto però nonè meno certo. Qualunque ne sia la causa,1’ odore od il sapore proprio dei tre me-talli che abbiamo indicati si fanno sentiremanifestamente dopo d’ averli strofinati ra-pidamente in modo d’ elevarne alquanto latemperatura. Questa proprietà è forse do-vuta ad esilissime particelle dei metalli chesi volatilizzano meccanicamente sospese nel-1’ aria, o che si combinano con qualcheelemento della scialiva, o forse ancora que-sta proprietà è realmente straniera al me-tallo stesso, e dev’ essere attribuita a qual-che sostanza frammistavi. Si sa in vero,almeno per ciò che concerne il ferro e lostagno, che i metodi metallurgici li forni-scono sempre contaminati da qualche so-stanza carboniosa che potrebbe contribuire