Metallocromia
secondo i colori che voglionsi lasciare in-tatti e quelli che voglionsi rinforzare, sipotrebbero avere bellissimi effetti. Quan-to dicemmo all’ articolo Metalli (pagi-na 2 52 di questo stesso volume) sullatrasparenza di essi quando sieno ridottia grandissima sottigliezza ci conferma inquesta speranza.
Coloramento degli oggetti di rame, diplatino, di argento , di argentana, di ot-tone, di jet ro o di acciaio. Tutti gli effettidi coloramento col perossido di piombofin qui descritti, si ottennero da Becquerelsull’ oro o sul rame dorato ; questi effettihanno luogo qualunque sia la estensionedelle superficie ; ma non è lo stesso peròdell’ ottone e del rame, operandosi tal-volta, come dicemmo a pag. 55o un fe-nomeno dal qualè fino da principio eragiunto a guarentirsi, benché non ne cono-scesse la causa.
Quando 1’ oggetto di ottone è piccolo,cioè non oltrepassa uno o due centimetridi superficie, avviene il coloramento losto-chè è chiuso il circuito, e tanto più pron-tamente quanto più è piccola la superfi-cie ; ma quando questa è più grande,l’oggetto rimane lucido più a lungo econserva il naturale suo splendore. IIBecquerel aveva dapprima cercato variespiegazioni a questo fenomeno, e frattantoera giunto a ripararvi immergendo primanella soluzione alcalina una piccola por-zione della superficie, la quale tosto si co-lorava, poi continuando a tuffare le partivicine, in fino a che tutto 1’ oggetto fossea contatto col liquido. La modificazio-ne che acquistava allora l’oggetto venivaindicata da una tinta nebbiosa che lo co-priva tutto, il cui colore non potevasidefinire, tanto era fugace. Quello che viaveva di particolare si era òhe la primaparte immersa, la quale a principio colo-rivasi quasi interamente, perdeva il suocolore e riprendeva sensibilmente quello
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del metallo, senza che fosse possibile ditornarla a colorire da capo. Allorché latinta nebbiosa erasi sparsa su tutta la su-perficie, in pochi istanti si vedevano pro-dursi tutte le fasi del coloramento, a quelmodo che abbiamo dianzi descritto, ed iloro colori gareggiavano con quelli ottenutisull? oro meglio polito, riferendosi sempreal coloramento analogo a quelli ottenutisull’ oro o sul rame dorato, e non giù aquel coloramento, le cui tinte prendonoun aspetto vinoso, quando si lasciano glioggetti lungo tempo sottoposti all’ espe-rienza. In appresso, come dicemmo, lostesso Becquerel riconobbe potersi avereil coloramento dei grandi oggetti, al modostesso di quello dei piccoli, aumentandola forza della pila che produce la decom-posizione. Quanto alla qualità dei coloriottenuti, Becquerel dice aversi nella secon-da serie un giallo paragonabile a quellodell’oro, e che anzi in alcuni casi sembraidentico.
Il rame presentò aneli’esso talvolta perle grandi superficie quello stalo di inerziache dicemmo dell’ottone, ma con minorefrequenza. Vi si ripara nella stessa maniera.
L’argento non è mai inerte quandosiasene preparata la superficie dietro leindicazioni date in addietro ; ma il suo co-loramento non somiglia per nulla a quellodegli altri metalli. Quantunque non pos-sansi seguire le varie serie degli anelli, at-tesoché questo metallo ben presto provauna ossidazione che dà una tinta giallastravinosa a tutti i colori, pure, quando lasuperficie è perfettamente polita, e la cor-rente non sia intensa abbastanza per al-terare sensibilmente 1’ argento, si possonoottenere colori molto vivaci.
11 platino, e particolarmente il rame pla-tinato, tingonsi dei più begli azzurri, diceil Becquerel, che 1’ arte posso produrre.Tutto induce a credere che la ossidazionedel platino intervenga nella produzione di