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Tomo XXXVII. [Supplimento.]
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Metallurgia

<F identica composizione i gas prodollitanto col carbone di legna quanto col coke.In entrambi i casi vide 1 ’ acido carbonico,che è il primo prodotto della combustione,mutarsi rapidamente in ossido di carbonioa poca distanza dal buccolare, il miscugliodi ossido, di carbonio e di azoto, giungen-do alla parte più larga del ventre senzaprovare cangiamenti notabili nella suacomposizione. Le analisi provarono che lariduzione dell’ ossido di ferro del mineraleallo sialo metallico si fa quasi interamentenel bacino, senza consumo di carbone perla trasformazione parziale dell’ ossido dicarbonio in acido carbonico, risultamentoche pienamente conferma le conclusioniteoriche del di lui primo lavoro. Negli altifornelli a carbone di legna, la riduzionesuccede nella metà inferiore del bacino ;col coke, all’ opposto, la riduzione accadecon più energia nella parte superiore delbacino del fornello.

La proporzione dell’ idrogeno, che neifornelli a carbone di legna saliva dal 2 al6 per 0/0 dalla base del bacino alla boc-ca, rimane invece costante pel coke in tut-ta 1’ altezza del fornello, ed è facile spie-gare questo fatto con la differenza di com-posizione dei due combustibili.

L’ esistenza del solfuro di ferro nel co-ke indusse Ebelmen a cercare Io zolfoisolato o combinato nei gas di un alto for-nello ; ma non potè trovarne indizii sen-sibili, tutto Io zolfo rimanendo nella ghisao nelle scorie allo stato di solfuro di cal-cio, come ha dimostrato Berthier.

A line di spiegare le differenti posizionidella zona riduttiva, secondo che si ado-pera il coke od il carbone di legna, Ebel-men volle paragonare la temperatura delfornello di Clerval e di quello di Pont-L’-Eveque in punti similmente collocati.Introdusse nel fornello a diverse altezzemetalli inugualmente fusibili, in modo dapoter conoscere due limiti, fra i quali quc-Suppl. Dii. Tecn. T. XXIII.

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sta temperatura si trovasse compresa, ericonobbe in tal modo la temperatura de-gli alti fornelli a coke essere sempre no-tabilmente più alta di quella delle particorrispondenti dei fornelli a carbone dilegna. Il motivo per cui la riduzione del-1’ ossido di ferro incomincia a farsi conforza vicino alla bocca nei fornelli a coke,si è che la temperatura propria dei gas allaloro uscita è ancora molto elevata, mentreinvece nei fornelli a carbone di legna spes-so si abbassa al disotto di 100 gradi.

Queste differenze di temperatura fra ledue sorta di fornelli spiegansi pel fatto che,a termine medio, per ottenere lo stessopeso di ghisa della natura medesima, con-sumasi circa due volte più carbonio colcoke che col carbone di legna.

Nel forno a manica in cui fondesi laghisa per gettarla nelle forme, trovasi unrisultamento inverso, cioè vi occorre duevolte più carbone di legna che coke perfondere la stessa quantità di ghisa. Ebel-men crede potersi spiegare le singolari dif-ferenze fra gli effetti calorifici delle duespecie di combustibili nei fornelli onde siè parlato, ed in altri impiegati nelle arti onei laboratorii, con la differente combu-stibilità delle due specie di carbone, e coirisultamenti delle esperienze di Dulongsulle quantità di calore che danno brucian-do il carbonio e l’ossido di carbonio.Riconobbe che il coefficiente del caloreperduto in due fornelli a coke avevasinelle frazioni 0,81 5 e o, 835 , rappresen-tando con la unità il calore totale pro-dotto dal combustibile. Nel fornello a car-bone di legna di Clerval questo coefficienteera 0,670.

Esaminò altresì 1 ’ Ebelmen la compo-sizione dei prodotti gassosi che si formanoin differenti periodi ed in varie parti degliapparati in altre grandi operazioni metal-lurgiche, e particolarmente nell’affinamen-to del ferro. L’ aria atmosferica essendo in

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