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16 Telegrafia
1’ ordine e le relazioni di disianza ch’es-se hanno fra loro nei dispacci da tras-mettersi. In Inghilterra, discorsi intie-ri, e quasi i volumi furono, per così dire,trasmessi in pochissimo tempo. Sventu-ratamente il sig. Gonon è autore di unmodo di trasmissione aerea, al quale essoapplica, ma senza voler separare 1’ unadall’ altro, una lingua, un lessico univer-sale, a quanto pare meraviglioso, ed èquindi inclinato a rifiutare luttociò chenon si uniforma al suo sistema comple-to. « Gli spiriti investigatori ( egli dice )» domanderanno senza dubbio in ciò che» consista il mio metodo? Ed io pruden-« temente mi asterrò dal darne loro lan chiave ; ma dirò loro almeno che il» fondo delle mie operazioni cqpsiste in» 40,960 figure, pei- via delle quali tras-» metto parola per parola tutti i dispacci» immaginabili colle citazioni delle lin-» gue straniere, le cifre, i nomi proprii» tedeschi, russi, polacchi, turchi, ara-li bi, ecc. Qualora si obbiettasse che sii-ti fatta quantità di figure o segnali, es-11 sendo inferiore di molto a quella delle11 parole francesi, la traduzione letterale» è difficile a concepirsi, risponderò che11 il merito essenziale del mio vocabolario11 consiste nel fornire dei segnali che11 esprimano cadauno (almeno una gran11 parte, se non tutti) due, tre, quattro,)i otto, dieci e fino a due o trecento pa-li role, e che questa brachigrafia prezio-11 sa mi permette di rendere i dispacci>1 venti o trenta volte più solleciti del» telegrafo dell’ amministrazione. 11
E cosa increscevole che il sig. Gononnon voglia, o non possa separare il suolessico telegrafico dal suo istrumento im-perfetto, nè farne l’applicazione alla elet-tricità, perfezionamento immenso nei mez-zi di trasmissione dei segnali, ma del qualeegli non vuol sentire a parlare, e di cui sisforza al contrario di contestare il valore.
Telegrafia
In quanto al modo sillabico, il suosolo vantaggio sul modo alfabetico consi-sterebbe in una quantità un po’ menoconsiderevole di movimenti. Ma la mac-china dovendo essere più complessa, essadarebbe ancora un più gran numero disegnali per un più debole risultato ; etutti quelli che hanno usato di questomodo ( fuori dei mezzi dell’ elettricità )1’ hanno abbandonato, dopo aver rico-nosciuto la sua insufficienza nel tras-mettere esattamente e rapidamente undispaccio.
Aggiungendo ai telegrafi aerei, lumino-si, acustici, ed idraulici, di cui parlere-mo, i telegrafi elettrici, noi vediamo chei mezzi di comunicare da lungi i nostripensieri non ci mancano punto. In quan-to al migliore di essi, è a ritenersi che ilpiù rapido sia il più perfetto, almeno ingrande, e che questo sia quindi 1’ elet-tricità. Ma resta un dubbio, vale a direse noi confidiamo i nostri pensieri a que-sto agente sotto la forma più vantag-giosa?
Abbiamo veduto, astrazione fatta daltempo, che il modo alfabetico è quelloche risponde meglio a tutti i bisogni.Effettivamente basta riflettere un istantecome raro avvenga, anche fra mille vo-lumi, d’incontrare le medesime frasi, perfarsi un idea della difficoltà che incontrasinel rendere perfettamente il senso d’ unpensiero, il suo carattere particolare, confrasi preparate.
Lo scopo al dì d’ oggi della telegrafiadev’ essere una parola perfezionala inquesto senso, eh’ essa superi le distanze.
Per raggiungere questo scopo, nonbisogna altrimenti seguire 1’ esempio deiChinesi, i cui segni in numero di trenta 0quaranta mila, esprimono delle idee, e chenon hanno alfabeto propriamente detto,e neppure l’esempio dei Giapponesi,il cui alfabeto composto di quarantatre