Telescopio
di Iioenigsberg, di 16 centimetri di dia-metro. Il suo successore sig. Merz ter-minò nel i85o e i833 degli obbiettividi 24 e 28 centimetri; egli costrusse nel1858 il grande obbiettivo di 38 centi-metri (14 pollici) per P osservatorio diPoulkova, e quindi l'obbiettivo della stes-sa grandezza per 1’ osservatorio di Cani-bridge (in America ). I più grandi can-nocchiali acromatici che esistono adesso,sono quelli degli osservatori di Parigi di Poulkova e di Cambridge , che hannotutti e tre 38 centimetri (14 pollici ) diapertura.
11 Gli ottici esitarono lunga pezza pri-ma di costruire degli obbiettivi acroma-tici, perchè non potevano procacciarsidei buoni Jlint-glass. Grazie agli sforziche furono fatti in Francia ed in Allema-gna da una trentina di anni, si è perve-nuti a fonderne delle belle piastre, senzastrie. Tutta volta' le difficoltà cresconotalmente colla grandezza, che non si èancora potuto ottenere dischi di Jlinl-glas ben puri oltre ai 58 centimetri didiametro ; e sventuratamente in questedimensioni il crown-glass non si fondemeno difficilmente del Jlint-glass. I pro-gressi che si fecero nell’ottica e nell’artedi tagliare, e polire i vetri hanno moltosemplificato la costruzione degli obbietti-vi ; ciò nulla meno la incurvatura dellesuperfìcie delle lenti è ancora assai diffi-cile a determinarsi col calcolo, e ad ese-guirsi coi mezzi meccanici conosciuti.
a La rarità del Jlint-glass di grandi di-mensioni in Inghilterra aveva condotto ilstg. Roger di Leith a far degli sperimentiper facilitare la costruzione degli obbiet-tivi acromatici. In luogo di‘applicare lalente di Jlint-glass contro quelle dicrown-glass, egli proponeva di collocarlead una distanza assai grande, affinchè laconvergenza dei raggi incidenti, prodottadalla lente obbiettiva di crown-glass ,
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permettesse di non usare che una piccolalente divergente di Jlint-glass per ope-rare 1’ acromatismo. Gli è partendo dallemedesime considerazioni teoriche appli-cate con successo, che il sig. Ploessl haeseguito in Allemagna, ventanni fa, can-nocchiali dialiltici, nei quali egli ha col-locato fra l’oculare e la lente obbiettivadi crown-glass o una semplice lente di-vergente di Jlint-glass, ovvero un piccoloobbiettivo di crown-glass e di Jlint-glass, di cui si può variare la posizionesull’ asse del cannocchiale, per avere alfoco delle immagini senza colori. I can-nocchiali dialittici sono poco conosciuti,e sembra che 1’ autore non abbia cercatodi fabbricarne al di là di 14 centimetridi apertura.
11 1 cannocchiali acromatici erano, comedicemmo, tratti dall’Inghilterra o costrutticon vetro inglese , quando quarant’ annifa si cominciò a fare dei veri sforzi inFrancia ed in Allemagna per ottenere delJlint-glass omogeneo, diafano e di unadensità conveniente. Queste preziose qua-lità furono ottenute ili gran parte dal si-gnor Guinaud. Ei si fu col Jlint-glass edanche col crown-glass di quest’ uomoingegnoso che si costruirono i grandi ob-biettivi usciti dalle mani degli ottici fran-cesi. Il sig. Maès ha composto una nuovaspecie di vetro con una base di ossidodi zinco e 1’ acido borico per facilitare lafusione e la vetrificazione. Egli ha pre-sentato all’esposizione francese del i 85 i,oltre diversi oggetti di arte, delle lentisemplici e dei prismi che hanno parti-colarmente fissato 1’ attenzione del X.°Giurì.
11 Negli assaggi offerti, il vetro parve as-sai puro, di una grande limpidezza, senzacolore, senz’ alcuna apparenza di bolle,e di strie. Il Giurì pensò che potrebbeessere adoperato con santaggio nella com-posizione degli obbiettivi acromatici, e in
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