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no, con una sola macchina, molteplici di-segni quasi a volontà dell' artista; se nonche la percussione sostituita al taglio pro-dnceva sul lembo dei solchi una quantitàmaggiore o minore di bava, la qualequantunque venisse in seguito levata, sce-mava però sempre la desiderata freschez-za e nitidezza dei contorni ; siccome av-viene in modo ancor più difettoso coll’al-tro metodo a compressione.
Il sig. Paolo Nicolas di Thann (Alto-Reno) produceva un tornio alla Esposi-zione di Londra col mezzo del quale i ci-lindri ricevono una viva incisione a secco.
Numero dieci bulini possono simulta*neainente esser mossi in due sensi oriz-zontali, uno perpendicolarmente all’altro,come in consueti rapporti fissi, e ciascunmovimento è assistito da una macchina didivisione; questi bulini servono a ripro-durre contemporaneamente dieci volte lamedesima incisione.
Il movimento vario del cilindro vienepure determinato da altre macchine didivisione, come nel metodo primitivo,per cui i bulini possono solcare più o me-no, ed in tutti i sensi, la superficie deldetto cilindro, dal che si ottengono, en-tro certi limiti, disegni svariati.
Se a questa macchina si avesse ad ag-giungere anche l’antico meccanismo amartino e punzoni, si potrebbero ottene-re infinite varianti, dalle quali ricevereb-be il disegno altrettante modificazioni,guadagnando 1’ artista una maggior lati-tudine di esecuzione.
Un cilindro che si osservava applicatoe quasi intieramente inciso, faceva indub-bia testimonianza del lodevole risulta-menlo finale.
Macchine per stampare le stoffe.
U sig. J. Dalton (di Motram in Lon-gendale) inventò una macchina per stam-
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pare i calicò, le mussoline di lana, e lealtre stoffe.
Questa macchina si presta a stamparea quattro colori una stoffa dalle due par-ti, applicando due colori per cadaunaparte, od a stampare contemporaneamen-te due stoffe, ciascuna a due tinte.
Per la necessaria chiarezza a coloroche non hanno un’ idea del sistema indiscorso, non saranno mal spese alcuneparole intorno al metodo originario.
II meccanismo di questo metodo con-sisteva in un laminatoio o calandra, il cuicilindro era di un diametro assai maggio-re del cilindro sottoposto. Il cilindro su-periore, oltre al premere col proprio pe-so sull’ inferiore, veniva anche spinto dadue cuscinetti superiori ai pernii delmedesimo, i quali ripartivano 1’ azionemoltiplicata di due pesi applicati a dueleve semplici di primo grado.
Il cilindro inferiore era quello inciso,e perciò destinato alle stampe ; s’immer-geva esso per circa una terza parte nellasottoposta tinta contenuta in opportunobacino metallico. Superiormente, e quasia contatto della tinta, si trovava applicatada una parte del ripetuto cilindro una la-ma d’ acciaio, la cui larghezza si presen-tava obbliqua rispettivamente a quello.La lama era sostenuta da apposita arma-tura mobile, destinata a comprimerla con-tro la superficie del cilindro, ed a comu-nicarle un moto di va-e-vieni, per cuifatto circolare dalla potenza motrice ilcilindro, s’ incaricava essa lama di ripu-lirne perfettamente la superficie piana,lasciando la tinta unicamente nei solchi.
Fra i due cilindri passava una stoffadi lana senza fine mantenuta tesa da op-portuni congegni ; la tela da stamparsi siaccoppiava col panno che la guidava framezzo alla calandra, a contatto del cilin-dro inciso e la conduceva poi iu una ca-mera caldissima per sollecitare 1’ aggiun-