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Tomo LIV. [Supplemento.]
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386 Tessuti

stria sperando da un simile ordine di co-se la protezione la più eflicace, ti ovaronoa poco a poco 1' antica confidenza, e ri-presero uno slancio che sembrò non averpiù limiti. Di già 1’ industria delle drap-perie, come tante altre, erasi fortificata inmezzo alle lotte della concorrenza inter-na. Istruita alla scuola dell’ esperienzabruscamente provata per le crisi del i 8i 8e del i8a3 essa aveva dovuto imparare asue spese la misura esatta dei suoi biso-gni, e delle sue risorse. Oggimai essa co-nosceva bene le cause della mancanza diequilibrio fra la produzione e il consu-mo che P aveva rovesciata tutta d’ uncolpo, e nei suoi calcoli essa compresecome non doveva mai perdere questoequilibrio di vista.

Oltre alla concorrenza interna che giàesisteva, ebbe a subirne un’altra esteriore edi alta importanza pei tessuti di esportazio-ne da spedirsi a popolazioni che poteva-no fare la loro scelta fra i diversi paesiproduttori. Ora per essa le condizionierano ben lungi dall’ essere le stesse. Lapiù parte di questi paesi avevano degliavvantaggi che fino allora difficilmentepotevano realizzarsi in Francia . L’In-ghilterra predominava per la superioritàdelle sue macchine, eh' essa inventava diper sé, od approfittando delle invenzioni,altrui, ch’essa costruiva senza il soccorsodi altre nazioni, e che inoltre spedivaaltrove a condizioni tali, che i manifattu-rieri dei paesi costretti di valersene nonpotevano spacciare i prodotti della stessanatura che a prezzi ben superiori a quel-li degl’ Inglesi.

Il Bel gio e 1’ Alleinagna la vincevanosopra i francesi per la uatura delle lorolane, e per la qualità superiore, e pote-vano dare ai loro tessuti una morbidez-za ed una vivacità cui la Francia nonpoteva arrivare col solo uso delle sue,malgrado tutti gli sforzi dell’ agricoltura

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per migliorarle. La Francia possedevaperò quella preziosa razza di montonimerinos, le cui mandre costituiscono algiorno d’ oggi la principale ricchezza dialcune contrade dell’ Allemagna. La Spa-gna fu la culla comune dove le altrenazioni impararono ad apprezzare il va-lore di questa razza che si coltivava dasecoli, e seppero finalmente appropriar-sela. Il regno di Luigi XVI ne aveva do-tato la Francia , e da allora in poi le cureincessanti che ad essa si prestarono, lacostante sollecitudine colla quale si pro-cedette all’ allevamento di questi animali,non tardarono a permetterle di otteneredelle qualità di lane ben superiori a quel-le della Spagna scaduta, sotto questo rap-porto, dalla sua superiorità. Quel paeseaveva avuto il fortunato privilegio fino altermine dello scorso secolo di fornire al-1’ Europa le più belle lane proprie stilafabbricazione dei drappi fini. I disordiniinterni, le lunghe guerre, eh’esso ebbe asostenere, congiunte alla negligenza chene fu la conseguenza diretta, fecero a po-co a poco perdere alla Spagna uno deipiù ricchi monopoli! eh’ essa abbia inaiposseduto. Tuttavia la Francia non ere-ditò gran fatto da questa successione. Benpresto fu veduto il Belgio e le provincieRenane darsi alla fabbricazione di drappidi lana, che oltre alla finezza eguale di filo,avevano 1’ inapprezzabile avvantaggio didare alla stoffa più di morbidezza e divivacità: di questo numero erano e souoancora le lane della Slesia, della Sassonia ,dell’Ungheria , e della Moravia: questelane hanno, in confronto delle francesi,delie differenze che i risultamenti dellafabbricazione sforzano di riconoscere ; perlo che esse sono arrivate a godere al gior-no d’ oggi dell’ immensa riputazione chealtre volte era di assoluta spettanza dellelane spagnuole.

Si capisce che questi avvantaggi pos-