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Tomo LIV. [Supplemento.]
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Tintore

Indipendentemente dall’ economia delnuovo includo, un ai \ antuggio non me-no grande che ne risulta, gli è che il tes-suto essendo sempre mantenuto ih largo,o spiegato, non acquista false pieghe e nonpresenta spezzature come nell’antico, quin-di si evitano tutte le operazioni con-seguenti.

Le proporzioni che abbiamo indicatopossono variare ; ma noi abbiamo opera-to con successo seguendole. Dobbiamodire inoltre che ei si fu studiando il lavo-ro del sig. Chevreul che si pervenne asemplificare i processi seguiti fino al gior-no d’ oggi.

Abbiamo veduto nel corso di questolavoro come per filare la lana la s’impre-gni di olio ; quest’ olio esiste, per conse-guenza, nella lana tessuta.

Ora lo scopo della prima opeiazionenel nuovo metodo, è dunque di sbaraz-zarla di quest’ olio, e non come nell’ an-tico di cercar di fissarlo con un passaggioall’ acido zolloroso. Da ciò nasce la ne-cessità di moltiplicare i bagni di saponeper separarlo.

E vero però che molte tintore nonprocedono altrimenti con una zolforazio-»e, ma bensì con un bagno di carbonato.Sarebbe difficile per non dire impossibileil descrivere tutto le variazioni che subi-sce l’imbianchimento in ogni officina.

Zoljbraiioue.

L’operazione della zolforazione ha su-bito poche variazioni: essa riducesi sem-pre a bruciare lo zolfo nell’ interno diuna camera, nella quale sono collocate lematerie da imbianchire. Questa operazio-ne, alla quale si dà poca importanza, ètuttavia una delle più delicate dell’ im-bianchimento, e secondo noi non è indif-ferente I’ operare piuttosto in una chein altra maniera.

Se la combustione è troppo lenta la

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camera noti contiene abbastanza d’ acidozolloroso ; se al contrario la combustionedello zolfo si fa con troppa rapidità, unaparte si riduce in vapore, si condensa inseguilo nella camera e si deposita sullestoffe.

Prima di descrivere il modo di opera-zione che noi crediamo il più convenien-te, dobbiamo esporre le dherse esperienzeper noi fatte successivamente.

i.° Ci siamo anzi a tutto assicurati delmodo come 1’ acido zolforoso si ripartiscauella camera guernila di stoffe, facendouso dell’ apparalo del sig. Paulin. Allaparte laterale della camera era praticatauna cassa di vetro avanzante di 4 deci-metri nell’ interno ; in questa cassa eracollocato un lume per illuminare l’inter-no. Abbiamo fatto in seguito tse espe-rienze successive, ed abbiamo notato cheI’ acidu zolforoso prodotto per la combu-stione dello zolfo, era più conformemen-te sparso quando la combustione avevaluogo a cinque decimetri dal suolo. Se alcontrario, la combustione ha lungo nella[ratte superiore, essa è untilo incompletaed il centro della camera, che si prende acentro dalle stoffe, dod contiene che po-co acido zolforoso. Se la combustionesuccede nella parte lucilia, 1’ acido zolfo-roso fornisce circa i due terzi della came-ra, e le falde inferiori non riescono cosìbene imbianchite come le superiori.

In queste tre espetienze avemmo curadi raccogliere dell’ aria della camera inquattro fiaschi turati collo smeriglio, ilprimo nella parte superiore, il secondonel centro ad una delle pareli opposta al-lo zolfo, il terzo nella parte inferiore,finalmente il quarto nel centro delle stof-fe. Abbiamo esaminalo, in seguito, laquantità d’acido zolforoso contenuta inquesti diversi fiaschi, e si fu dopo questesperienze che demmo la preferenza allacombustione nella parte inferiore.