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Tomo LIV. [Supplemento.]
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2 . ° Abbiamo studiato 1’ azione imbian-chitiva dell'acido zolforoso introdotto nel-I" interno della camera. A questo effettoabbiamo fatta arrivare una corrente digaz zolforoso prodotto per la reazionedell’ acido solforico sul legno ; il gaz ven-ne introdotto per un’ apertura inferio-re, e P operazione fu arrestata quandoP acido zolforoso cominciò a sprigionarsinell’ apertura fatta nella parte superiore.La camera era fornita di stoffe. Il risulta-mento riuscì incompleto ; ora devesi attri-buirlo alla grande quantità d' acido car-bonico che si forma nel tempo stesso del-l’acido zolforoso? almeno si può supporlo.

3. ° Pensando che la non riuscita do-vesse provenire dalla grande quantità diacido carbonico, abbiamo operato la com-bustione dello zolfo iti una gran cassa dilegno, ed il gaz acido zolforoso fi lavatoin un vaso intermediario per spogliarlodello zolfo ridotto in vapore ; e per pro-durre la corrente di gaz venne intro-dotto nella cassa, dove la combustionedello ztlfo ebbe luogo, uno corrente diaria, servendosi del mintice idraulico Laoperazione dell’ inzolforazione riuscì per-fettamente.

4° Abbiamo egualmente provato d’iu-bianchire le stoffe colla immersione inuna soluzione acquosa di acido solforoso;si pervenne ad imbianchire la stoffa, mail bianco riuscì meno puro che coi proces-si ordinarli. Inoltre gli operai incaricalidi questa operazione furono gravementemolestali dallo sprigionamento dell'acidozolforoso che si sparse nell’ officina.

5.° Dietro a questi assaggi siamo ve-nuti a determinare il metodo seguente:

Abbisogna una camera di 6 metri cir-ca di lunghezza e quattro metri circa dialtezza (Gg. 5), guernita superiormente dibarre di abete, o meglio di tubi di vetrodistanti 1’ uno dall’ altro di un decimetro,per formare lo stenditoio ; qualora si ado-

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pelino i tubi di vetro, bisogna prenderlicavi e di un diametro di 3 centimetri ; eper dir loro della solidità vi s’ introduceun bastone rotondo del diametro di z5millimetri. Lo spazio compreso fra il ba-stone ed il vetro deve esser riempiutocor, della resina ; per questo modo si ot-tiene un cilindro solido, e per così direindistruttibile. Nella parte superiore dellacamera è un’ animella destinata a lasciaruscire il soverchio,o ad arieggiare la stan-za. Ai quattro angoli ed inferiormentesono le porte ad incastro, che si levanoper rinnovare l'aria dell’ interno; questeservono egualmente ad introdurre i vasidorè deve succedere la combustione dellozolfo.

Per operare, si distendono sulle piccolebarre, o sui cilindri di vetro, le pezze dainzolforarsi ; quando esse sono distese, sichiude la porla d* ingresso che si otturacon della terra o con strisele di carta in-collata ; l'animella superiore deve esserchiusa. Si ripartiscono le quantità di zol-fo nelle quattro caldaie di ghisa, cui siapplica il fuoco successivamente, per in-trodurle per le porte inferiori. Putto es-sendo così disposto, vi si lasciano le pez-ze per io ore. Onde ritirarle, si levaI’ animella collocala nella parte superioredella stanza, si aprono le 4 porte inferiorie di più la porta d’ ingresso. Quandol’acido zolforoso è in tutto od in pai tesostituito dall’ aria esterna, si entra nellecamera per ritirarvi le pezze, e procederead una nuova operazione.

Tintura della lana in malasse.

Le lane in matasse devono esser pur-gate e quindi liscivaie. A quest’ effettodopo averle poste in un bagno di car-bonato di soda, a due gradi dell’ areo-metro del Bautné, e ad uua tempera-tura di 35 gradi, per circa una mezza