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Memorie intorno la vita e le opere di Andrea Palladio : pubblicate nell'inaugurazione del suo monumento in Vicenza li 19 agosto 1845 : colla serie de ventisette scritture del medesimo architetto / in parte inedite ed ora la prima volta unite dall'abate Antonio Magrini
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Questa fabbrica compiuta nel 1561 intraprendevasi fino dal 1545: neglianni di mezzo avea il Sansovino erette varie chiese e palagi pel pubblico nonmeno che per privati cittadini. Venezia in quegli stessi dì adornavasi inoltredi alcune belle invenzioni del Serbo , del Falconetto e specialmente del Sam-micheli, non che di altri architetti di minor fama: ma questi, che ho chia-mati per nome, aveano nel 1560 cessato di vivere, sicché al Palladio restavadi affrontarsi col precursore più grande di tutti, il Sansovino ; il quale so-pravvivendo altri due lustri vide troppo chiari i contrassegni del pubblicogiudizio che favoreggiava il giovine suo emulo venuto a rapirgli la coronasu quel campo medesimo, ove più bella avea conseguita la gloria. Ognunocomprende che io accenno particolarmente alle chiese erette dal Sansovino insì bel numero, e tenute in alta stima sino ai nostri giorni, che della distru-zione di una levarono grande il lamento: il loro incantevole effetto doveasolo venir meno innanzi a quelle del Palladio.

Il primo lavoro con data certa da lui condotto in Venezia è il refettorio delconvento dei monaci di s. Giorgio maggiore l’anno 4 560. Il diligentissimoCicogna, nella illustrazione che ci ha dato delle iscrizioni della chiesa innalzatada quei padri alcuni anni dopo con disegno del Palladio, pubblicò una storiadi quel monastero scritta dal dott. Giovanni Rossi, cui egli arricchì di copio-sissime annotazioni: queste due erudite scritture spargono di luce affattonuova i varii lavori del vicentino architetto eseguiti in s. Giorgio (Iscr. Ven.Voi. 4. p. 259, 1834).

Già da oltre trent’anni que’ padri aveano dato mano al nuovo edificio delloro cenacolo, quando chiamarono il Palladio a porre con nuovo disegno no-bile fine a questa parte principale del monastero; il fatto appare da un ac-cordo del 3 luglio 4 560, pel quale due muratori si obbligavano a fabbricaril refettorio nuovo già principialo nell’orto colle fabbriche adiacenti, della ca-neva e della cucina, secondo i disegni che avrebbe dato il Palladio. Questaultima riserva comprova che abbandonata una prima idea doveasi finire l’operacon una nuova: crasi già lavorato fino alle finestre, che il Palladio introdussegrandi e magnifiche in numero di otto; un cornicione di pietra sostiene lavolta del tetto. I lavori aveano sollecita esecuzione, sicché quei padri il 22novembre dell’anno dopo faceano accordo con due tagliapietra veronesi pellavoro di due leggiadri aquaii da collocarsi a fianco della maestosa portad’ingresso del refettorio nell’atrio del medesimo, col disegno dello stesso ar-