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già vecchia pel Palladio, invitalo a Brescia nel 1562 alla riforma ed ornamentodella gran sala del pubblico palazzo che allora si stava compiendo, sia la co-noscenza particolare che di lui aver dovea il Bollani, non pure pegli accordistabiliti nel 1560 dalla sua famiglia coi Padri di S. Giorgio in Venezia perla ricostruzione della capella, di cui ho già parlato, sì ancora pei lavori dalPalladio eseguiti al tempo del suo governo in Udine nel palazzo Antonini, eforse nell’erezione dell’arco ivi innalzato nel 1556 in suo onore, egli era inBrescia , come dicea, il maggio del 1 567. Il Zamboni, da cui ho preso tuttele notizie intorno questo argomento, ci avverte non apparir nei libri dellacancelleria del Comune cenno alcuno di questa chiamala: ma quindi soggiu-gne che per la piena autorità accordata al vescovo in questo proposito, e perla successiva delibera del Comune di non più voler sottostare da se solo al-l’impresa dopo il rifiuto del clero, poteva essere che dal vescovo in ispecia-lità il Palladio venisse chiamato, e del proprio denaro rimunerato (pag. 122n. 83). Fatto sta che il Temanza ha pubblicato la citata lettera di questoprogetto del Palladio, in cui egli si dichiara invitato per quella fabbrica.Nota il Zamboni le espressioni del Temanza che dice «chiamalo il vicentinoarchitetto, perchè veduto il modello del nuovo tempio lavorato da m. Lodo-vico architetto ricordasse quanto e’ riputava opportuno per la maggior perfe-zione del medesimo » . Tuttavia, soggiugne il Zamboni, «chi ben considererà ilrestante della scrittura, s’accorgerà di leggieri che essa versa più sul disegnopresentato da lui, che su di quello del Beretta ». In essa il Palladio approvaprimamente la generale proporzione delle parti disposte da m. Lodovico, percui ne saria venuta una chiesa maggiore di quella de’ Ss. Giovanni e Paolo inVenezia . Ma il Beretta ad innalzar le tre navate, in cui di videa la chiesa,riteneva alcune colonne vecchie sembrate al Palladio troppo sottili al cariconè questi pure si accomodava nel poco sfondo assegnato alle capelle} e però ilnostro architetto si risolse presto in un disegno nuovo, che accompagnava coidisegni della pianta, dello spaccalo e del prospetto, nei cui dettagli non si puònon rammentare l’architetto di S. Giorgio. Tutto il progetto costava ducati45,000} e ne lasciava al Beretta sagome e modelli, non che speciali ricordiper l’impiego a se famigliare delle pietre cotte, ed altri meno importanti av-visi. Qual si fosse l’ostacolo insorto contro l’esecuzione che parca vicina, noiso dire. Tornando il Palladio a Brescia nel 1575 per la riparazione della salapubblica incendiata, ci vide nel vecchio tempio tuttora in piedi ingrandirsi