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Memorie intorno la vita e le opere di Andrea Palladio : pubblicate nell'inaugurazione del suo monumento in Vicenza li 19 agosto 1845 : colla serie de ventisette scritture del medesimo architetto / in parte inedite ed ora la prima volta unite dall'abate Antonio Magrini
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trasferito in diverse parti d’Italia , et fuori per potere intieramente da quelle,quale fusse il tutlo, comprendere, et in disegno ridurlo». Recherò più avantii giudizii che di queste fatiche del Palladio furono dati da incauti censori eindiscreti. Continuandomi nella narrativa, ritraggo da lui medesimo la ragionedell’ordine da se prefisso nel pubblicarle; dice di aver posto prima i disegnidelle strade e dei ponti, come di quella parte dell’architettura, la quale ap-partiene all’ornamento delle città e delle provincie, e serve alla comoditàuniversale di tutti gli uomini : tratta quindi delle piazze e di quei luoghi cheintorno si devono fare, specialmente le basiliche: ma al buon ordinamentodelle regioni richiedendosi non pure le leggi ed i magistrati che reggano glianimi dei cittadini, bensì le dottrine che facciano ancora forti gli uomini egagliardi coll’esercizio del corpo per poter esser poi alti a governar se me-desimi e gli altri, ed a difendersi, il che è prossima ragione che si faccianole città, aggiunse, secondo il costume dei Greci, le palestre e i xisti acconcialle dispulazioni de’ filosofi ed ai combattimenti degli atleti : dietro a questosegue il libro dei tempii appartenente alla religione, senza la quale è impos-sibile che si mantenga alcuna civiltà. Con questa sentenza chiudeva il proe-mio ai due libri dell’antiehilà il Palladio, i nobili concetti del quale intornoi tempii ho già riferito.

I disegni di questi ultimi editlzii da lui pubblicati, sono in più numero ditutti, giacché più copiosi ai suoi giorni ne erano gli avanzi o gl’interi monu-menti, specialmente in Roma e in tutta Italia, e in Dalmazia, e in Provenza di Francia ; nè lutti però diede alle stampe quelli che si aveva fra mano: fuinvece cortese di aggiungere quello che il Bramante aveva innalzato in Roma a s. Pietro Montorio, rendendo, io credo, tributo di speciale riverenza a quel-l’ingegno da lui lodalo pel primo a mettere in luce la bella e buona archi-tettura che dagli antichi fino a quel tempo era stata nascosa. Ho già avver-tito che delle sue invenzioni di tal genere imaginate fino a quest’epoca ri-cordò solo quella di s. Giorgio Maggiore, perchè della forma di croce nonpoteva recare esempio negli antichi. Nella descrizione ch’ei fa dei più parti-colari pregi di ciascun tempio è facile riconoscere la scuola, da cui egli at-tinse non solo la eleganza dei profili e la leggiadria delle forme e propor-zioni, ma ancora la pratica da lui pure avvertita delle costruzioni di pietracotta e di mattoni ricoperti di stucco, oltre speciali decorazioni di capitelli, dicornici e di fregi rimproveratigli più tardi come licenze. Più scarsi per con-