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voler di tentarlo, sicché altri ne colsero i frutti. Primo sulle scene italiane eipose una italiana tragedia, e offerse al suo paese un’epopea di nazionale sog-getto, mettendo l’una e l’altra in metro non mai adoperato: colla versionedel trattato allora inedito dell’AIighieri intorno la lingua volgare primo scesenel campo di una discussione non ancora finita per allargarne i confini, pro-vandosi inoltre di aggiungere nuovi segni e nuovi suoni, che tutti conobberonecessarii, nè vennero fin qui con più acconcia finzione riparati: suggellavail suo amore alla italiana letteratura ordinando sopra il suo sepolcro in s. Se-bastiano di Comedo una epigrafe volgare. Non disconobbero questi nobilisforzi del Trissino i suoi contemporanei, accogliendo con tanto entusiasmospecialmente la Sofonisba. Roma e Venezia , sedi principali degli studii di quel-l’età, resero al Trissino il tributo della loro gratitudine: il cardinale Ridolfi alui scriveva da Roma il 28 dicembre del 1518 che tutta l’Accademia l’at-tendeva } il Partenio nei suoi dialoghi della Imitazione poetica imaginava nelTrissino uno degli interlocutori tra quei gentiluomini veneziani , che sul prin-cipio del secolo XVI riparando in Murano dai tumulti della vicina capitaleconvertirono il palagio di Gabriello Trifone in un pacifico soggiorno di con-vegni eruditi.
La condizione delle arti in ogni tempo ha seguito quella delle lettere: ilTrissino non si rimase dal mettere in onore l’architettura degli antichi ita-liani, che noi oggidì chiamiamo latini, aggiungendo al suo vecchio palagio diCricoli un prospetto da se imaginato colle regole di Vitruvio . Questo fatto, chene’suoi principii appartiene all’anno 1530, suppone un anteriore apparecchiodi studii fino dai primi anni del secolo, quando cioè le menti rivolgendosiall’unico maestro dell’architettura antica tardarono però a modellarne suquello le loro invenzioni. Il palagio Cricoli precederebbe la famigerata loggiache il Falconetto eresse al Cornaro in Padova l’anno 1534. Era a questopunto che i cieli riserbavano a Giangiorgio il più bel frutto dei suoi sforziper l’italiana letteratura, la rivelazione del genio ancora celato del garzon-cello Andrea.
Di là condottolo a Roma volle che meditasse su quegli edificii che primaaveagli descritti sulle carte. Con qual mente il Trissino applicasse all’archi-tettura se stesso ed il suo discepolo, non si può meglio mostrare che da unbrano dell’introduzione inedita del trattato che si aveva proposto di scrivereintorno la medesima: «Volendo io scrivere de la Architettura per esser cosa