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Memorie intorno la vita e le opere di Andrea Palladio : pubblicate nell'inaugurazione del suo monumento in Vicenza li 19 agosto 1845 : colla serie de ventisette scritture del medesimo architetto / in parte inedite ed ora la prima volta unite dall'abate Antonio Magrini
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forma appunto di ionica voluta non condotta a finimento sporge da una pa-rete della sala di quella casa del Trissino a Comedo, senza che null’altro visi scopra di tutto il corpo del capitello: chi sa se quella pietra sia stata lascuola delle meditazioni del maestro e del discepolo, per che con religiosacura si serba ancora al suo sito. Pare che a Giangiorgio Trissino propriamentecuocesse far palese questa sua inclinazione all’ architettura, e però adornavadi elegante intercolunnio il frontispizio dei due volumi dell’Italia liberata;e quando nel libro quinto descrive il palazzo di Acratia, dimenticandosi diesser poeta per farsi architetto, disegna le maestose logge dell’entrata coirapporti dell’ arte. Dopo questi fatti non resta luogo a credere maestro delPalladio quel Giovanni che io dimostrava diverso dal Giovanni Fontana diUdine , e che fu compagno di Andrea nel produrre i disegni della basilica vi-centina l’anno 15 46. L’unico lavoro conosciuto che tuttora sussiste di quel-l’artista è l’altar maggiore della nostra cattedrale, da lui eseguito nel 1534 diconserva a maestro Girolamo, certamente il Pironi; ma in quel nobile lavorolodasi più la diligenza dello scultore che l’invenzione dell’architetto, il qualeinnalzava a fianco della mensa quattro colonne che non portano nessun peso:come scultore encomiavalo già di vantaggio il Vasari . Se dunque il Trissinofu il maestro di Andrea, è indarno chiedere quale sia stata la prima giovenilesua istituzione. Nato, come dice egli stesso, in umile fortuna, se di tre lustri èancor manovale, se tuttavia si dichiara inclinalo fino dai primi anni all’ar-chitettura, se nella prima gioventù legge i Commentar» di Cesare, GiangiorgioTrissino poteva da se solo secondare ad un tempo le inclinazioni di siffattodiscepolo: il Palladio non ha dissimulato che più di Vitruvio e dell’Albertilo impegnarono le reliquie delle antiche fabbriche da lui in tanti luoghi econ tanta cura e con tanti pericoli visitate; quindi annoverando il Trissino trai cultori dell’architettura in Vicenza , noi chiamò suo maestro, siccome puresi tacque di Giovanni ; rese invece il debito ufficio di ammirazione e di rico-noscenza al suo istitutore negli studii dell’antica milizia, avendo con lui me-ditato Cesare non per curiosità di lettura, ma per discoprirvi i nascosti inse-gnamenti della tattica militare: gli rese ancora atto più solenne di estimazioneintroducendo per prima fra le sue tavole dei Commentar» di Cesare quellache il Trissino pubblicò col titolo di Castrametazione di Belisario nel suopoema; tanta era la comunanza dei loro studii. Si vede come per questaguisa il Palladio poteva inoltrarsi nella lettura degli altri storici delle cose