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militari di Roma, singolarmente di Polibio . Non so se cada in mente al lettoredi chiedere se il Palladio abbia appreso dal Trissino anche la lingua latinaper addentrarsi più agevolmente nella originale lettura degli istorici almenolatini e di Vitruvio : non mancavano però a quei giorni volgarizzamenti ditutti gli scrittori citati dal Palladio così greci come romani : era bastante perla intelligenza di tutti il solo Trissino, e per Vitruvio e l’Alberti anche il Bar-baro: quando il Palladio pubblicò nel 4 575 i Commentarii di Cesare, si giovòdella versione del Baldelli} ma producendo nel 4 570 il brano originale delladescrizione del ponte sopra il Reno , vi pose sotto, siccome sua, una traduzionediversa, la quale bene si acconcia colla precisione delle sue rimanenti scrit-ture: era inoltre in quel secolo assai comune l’uso di quella lingua, e il Pal-ladio reca nel suo libro dei tempii parecchie iscrizioni romane colla confidenzadi un uomo che propone al lettore i passi ch’ei medesimo comprende.
Ma lasciando stare questo punto, la famigliarità col Trissino procacciavacertamente per tempo al Palladio non pure l’opportunità dei viaggi, ma la di-mestichezza di tanti letterati di quel tempo, specialmente veneziani in Mu-rano , ove Giangiorgio scrisse la più parte del suo poema: di là la intrinsi-chezza col Barbaro, e le precoci occasioni delle fabbriche di villa per queigentiluomini: a più buon diritto il Palladio esser doveva accetto ai Vicentini,presso cui tanto poteva di autorità, di amicizia e di parentele il suo mece-nate. L’ignoranza in cui siamo della vita del Palladio prima del suo palesarsiin Cricoli si attacca all’oscurità de’ suoi natali del 4 54 8: quando dopo il 4 530il Trissino disvela il genio di lui, è ragionevole il credere che sino al 4 540,epoca della fabbrica di Lonedo, egli abbia dato opera agli studii,di cui il Tris-sino, allora fermo in patria o in città vicine, gli potea esser cortese: i viaggisuccessivi del Palladio si uniscono con quelli del suo mecenate, che a Roma non deve essere stato straniero alle fatiche del discepolo non dico nelle mi-sure degli antichi edificii, ma nella lettura di quegli storici, del succo dei qualiil Palladio compose il primo suo lavoro dell’antichità di Roma , pubblicato nel4 554. Ho già osservato che quel libretto cedette ormai alla fama di tanti altridi maggior conto usciti più tardi : le molte edizioni che tuttavia se ne feceroanche nel secolo XVII mostrano la durata estimazione: quantunque però que-ste ristampe seguissero specialmente in occasione di giubilei, il Palladio inquella sua fatica non si proponeva una guida di Roma , ma una descrizionestorica degli edificii principali che tuttora l’adornavano, o di cui non si ve-