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Memorie intorno la vita e le opere di Andrea Palladio : pubblicate nell'inaugurazione del suo monumento in Vicenza li 19 agosto 1845 : colla serie de ventisette scritture del medesimo architetto / in parte inedite ed ora la prima volta unite dall'abate Antonio Magrini
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lesti di lingua inserendo fra gli scrittori del secolo XVI anche il Palladio, hanotalo doversi avere grande rispetto non al dettato italiano di lui, ma ad al-cune voci d’arte da esso adoperate e passate poi nella lingua comune dellanazione. Della critica osservazione faranno, io spero, il dovuto conto i com-pilatori del dizionario italiano : ma non si può non apprezzare la nobile pre-cisione adoperala dal Palladio nell’esprimere i suoi concetti in tutte le suescritture: io ne offrirò nuova prova nella serie di quelle che per la primavolta ho raccolto in Appendice a queste Memorie.

Le stampe dei suoi libri d’architettura dell’anno 1570 ora ci richiamanoa parlare di uno special genere delle sue invenzioni, dico dei ponti, da luimedesimo pubblicali. Tre di questi egli ne avrebbe eseguilo in legno, ed al-trettanti inventati ; siccome del pari soltanto imaginati altri due in pietra: madopo la stampa dei suoi libri, ne ideava altri tre, uno de’quali in pietra fupure condotto in lavoro: oggidi non sussiste, siccome nè anco quelli di legno.

Se si vogliano prendere in senso stretto le parole già recate del Palladioin proposito del disegno da lui pubblicato del ponte di Cesare sopra il Reno ,egli l’avrebbe costrutto in quel sito di Vicenza , che si chiama il Brotone, to-sto usciti della porta di s. Croce, prossimo al passo del fiume attualmente ca-valcato da un ponte recente di Bartolommeo Malacarne. È adunque strano chedi un’ opera di questa fatta non sia stata conservata memoria da alcuno deicontemporanei, presso i quali era apprezzato lo studio, anzi la gara del dise-gnare il ponte sul Reno. Nè credo che si possa pensare aver il Palladio ese-guito la prova per semplice spettacolo, siccome quella della militare fazioneoperata dalla ciurma di una galea. Le memorie di spese registrate nell’ar-chivio di Vicenza per questo ponte non ascendono di là del 1560, nel qualanno si statuisce rifarlo nuovo, perchè il precedente era stato rapito dalla fiu-mana: assegnavano a preside dell’opera quel Lodovico Trissino che diedeprincipio ad una invenzione del Palladio pel suo palazzo in Meledo, e un’al-tra ne lasciò ineseguita per quello di città in contrada Riale: con tutto questoio non saprei dire se in quell’epoca al nostro architetto fosse dato il carico dellavoro, a cui male avrebbe corrisposto l’aspettazione della durata; perchènel 1578 si destinavano nuovi denari per accomodar ivi medesimo almenoun passaggio a piedi, finché nel 1582 fu deliberata una ricostruzione, aiutatadai soccorsi del veneto governo,e un’altra ancora poco appresso nel 1606: delleposteriori è indarno parlare (Lib. P. 3, 251,396 ; 5,98, 104; Prov. 11, 35).