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in seguilo e quasi in un corpo all’altra delle Cose maravigliose, e fu allorasoppresso il giudizio sfavorevole che il Palladio ne avea pronunciato nel proe-mio: quel capitolo unito una volta era facile che dai tipografi si ristampassequale il trovarono, siccome avvenne. Nella opposizione delle riferite credenzeè da notarsi che il Palladio nel capitolo dei camini del suo primo libro del-l’architettura aveva già fino dal 4 570 fatto cenno delle maniere di far fuocodegli antichi ; e tutto ciò che di più diffuso si legge in quello dell’antichitànon è che una invettiva contro i danni del far fuoco dei moderni, alquantolontana dalla ordinaria moderazione del Palladio, e dal suo proposito, di cuiavea tutto il destro nel capitolo dei camini, mentre invece trascorse ad enco-miare i venlidotli dei covali e delle stanze dei Trento , gentiluomini vicentini,adoperati in Costozza a rinfrescare nella state i loro palagi, e specialmente ilcarcere dei venti, chiamato Eolia, oggidì pertinente alle possessioni che per-vennero in proprietà di S. A. il principe Ernesto d’Arenberg. Cadeva poi ingrosso abbaglio il Volfio, scambiando all’operetta del Palladio il titolo di An-tichità con quello dei Tempii romani, che per nulla le conviene; e fu certa-mente per sua colpa che lo Zeno nel Giornale dei letterali affermò che delPalladio, oltre il libretto dell’Antichità, abbiamo alle stampe una descrizionedelle chiese che sono in Roma , pubblicata ivi nel 4 554: la coincidenza del-l’anno e del luogo di edizione di questa opera coll’altra dell’antichità con-ferma l’inganno dei due critici nel supporre un’opera che non ebbe mai esi-stenza (69).
Era adunque non solo architetto di professione, ma scrittore erudito il Pal-ladio, quando l’Accademia Olimpica in Vicenza nel 4 556, e quella del disegnoin Firenze dopo l’anno 4 564 l’accoglievano tra i suoi membri e fondatori:il Barbaro e il Vasari promettevano per tempo di lui maggiori frutta, che contanto riserbo vedemmo maturate l’anno 4 570. Intanto mentre i pubblici ap-parati, di cui si piaceva quel secolo, diffondevano nel popolo il nome del vi-centino inventore, leggiadre costruzioni d’ogni maniera Io facevano riveritoalle classi più cospicue della società, che del pari lo apprezzavano per la ec-cellenza degli altri suoi studii abbracciati dai principi e dai letterati più co-spicui dell’Italia . Per questo conto io non saprei qual altro architetto abbiasorpassato il Palladio.
Non uscirò dal tema degli studii e delle opere scritte del Palladio senzaosservare che il celebre bibliografo Bartolommeo Gamba nel suo trattato dei