130 —
anche dal Temanza che ai suoi giorni potè vederli. Quel gentiluomo ne acqui-stava le ragioni nel 1550 da Martino e Paolo di Battista Mezzano bassaneseper troni 1612; ma la violenza delle acque e il trasporto dei legnami, che imontanari vi faceano per esse, lo costringevano ogni anno a rinnovarlo: diqua il pensiero di gettare sulla larghezza di 100 piedi un ponte senza porrealtrimenti pali nell’acqua. Qual meraviglia che dopo un mezzo secolo in partetuttavia fosse distrutto? Il Palladio nella descrizione che ne fece non dice chene fosse sua l’invenzione; ma l’intima sua famigliarità coll’Angarano non cilascia credere che quel gentiluomo abbia senz’altro adoperato il mastro Mar-tino, ricordato dallo Scamozzi, nella costruzione d’un’opera che il Palladio de-scrive minutamente, e propone ad esempio di siffatti lavori, nei quali occor-ressero le sopra accennate difficoltà. Con eguale riserbo il Palladio si tace diaver egli inventato i tre progetti che offre dopo quello del Cismone, di pontisospesi con sempre diverso congegno; ma la precisa descrizione che ne fa ciobbliga a crederli suoi. Lo studio di quello sul Reno ci dimostra come in sif-fatte costruzioni si provassero i più valenti nell’arte del fabbricare. Lo Sca-mozzi, acciecato dalla più bassa invidia, attribuisce al suo Martino anche quelloche il Palladio dice chiaramente da se ordinato a Vicenza ; il modello che sene conservava nell’Accademia non poteva essere che la prova, con cui il Pal-ladio metteva in atto le sue congetture prima che a mastro Martino toccassel’officio meccanico del gettarlo sul Bacchigliene; sicché anche per questo contosi scopre la bugiarda asserzione dello Scamozzi. Fa quindi meraviglia comenon potesse sulla mente di quest’ultimo la espressa dichiarazione del Palladiomedesimo, che se ne diceva inventore, e ricordavane non senza suo soddis-facimento il buon effetto in proposito dell’aver tentato la prova del bene espli-care la descrizione di Cesare. Chi non è nuovo della lettura dei libri del vi-centino architetto avrà notato come frequentemente ei dica d’aver ordinato al-cune fabbriche, significando con quella parola che l’aveva egli ideate: così diGiulio Cesare medesimo scrive tre volle che ordinò il ponte sul Reno (III. 6),di Vitruvio che ordinò la basilica di Fano (III. 19), e dei Greci che ordina-vano le piazze in forma quadrata (III. 17); per simile dice ordinati i palagida se eretti in città ed in villa (IV. 13); non che alcune vie ad ornamentodi varie case pure di villa (IL 13); per ultimo ordinato da se il ponte diBassano (III. 9): con questa voce a se cosi famigliare diceva ancora di averordinato il ponte di Vicenza , che lo Scamozzi vorrebbe da lui soltanto de-