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gere a Rialto un’opera non indegna delle recenti fabbriche dei Camerlenghie del fondaco dei Tedeschi , che si abbracciassero dalle opposte rive adorne ditanti edificii che faceano di quel canale la contrada più bella del inondo.
A confermare l’asserto del Rondelet, io mi varrò delle sue ragioni, che piùopportune non si potrebbero addurre: premessa una generale osservazionesulla insufficienza degli esami fatti in passalo per rilevare il vero merito delponle attualmente costruito, egli prosegue il ragionamento del seguente teno-re: «Ciò che più d’ogni altra cosa concorse a farlo conoscere fu senza con-traddizione l’opera pubblicata nel 1815 dall’Accademia Reale di Belle Artidi Venezia , sugli edificii più notevoli di questa città. Là per la prima voltainfatti si è potuto vedere il ponte di Rialto rappresentato nelle sue vere pro-porzioni, e sulla pianta esalta delle località valutare con cognizione la naturadelle difficoltà che aveano complicato il programma. Il monumento non po-teva che guadagnare nell’esser conosciuto con tutte queste circostanze, ma laquislione doveva perdervi e vi perdette in fatto una gran parte dell’interesseche aveva per tanto tempo destalo.
«Quando furono ben constatate le servitù alle quali doveva essere soggettoquesto ponte, non si sa comprendere come a tal costo il senato abbia potutolusingarsi d’ottenere un monumento d’arte per eccellenza. L’idea sola, tuttanazionale, d’illustrare questo luogo con qualche capolavoro d’architettura,aveva potuto mantenerlo in questa illusione ad onta di tanti ostacoli. All’ispe-zione della pianta dell’ isola di Rialto, vedesi che lungi dal prestarsi in nullada questa parte alle convenienze architettoniche, la disposizione degli approdiche bisognava rispettare non era che un ostacolo di più da aggiungersi a quellidelle altre servitù già conosciute.
» La risoluzione ben ferma di non cangiar nulla allo stato attuale delle cosepuò essere considerala a ragione come la principal causa che fece rigettarenel progetto di Palladio la più splendida soluzione che questo problema po-tesse mai avere. Da un’altra parte l’abbandono di quello del Sansovino, checonformandosi senza dubbio a tale risoluzione aveva dapprima raccolto tuttii voti, può far pensare che dietro maturo esame la signoria sia venuta a capodi riconoscere, che la quistione d’arte ristretta a simili limiti, anziché pro-durre un buon risultamcnto, diveniva al contrario un accessorio senza alcunaimportanza. Il fatale obblio in cui caddero le altre produzioni sottoposte alconcorso, aggiunge a tale opinione nuovo grado di verisimiglianza.