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Memorie intorno la vita e le opere di Andrea Palladio : pubblicate nell'inaugurazione del suo monumento in Vicenza li 19 agosto 1845 : colla serie de ventisette scritture del medesimo architetto / in parte inedite ed ora la prima volta unite dall'abate Antonio Magrini
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storia dell’arte il sapersi quale dei due abbia preceduto l’altro pensiero: maanche questo è desiderio vuoto di effetto} e se oggidì una buona ventura cipone sotl’occhio questo altro progetto stalo gran tempo ignoto, conviene delprimo ripetere con Rondelet: «Ne duole il pensare che se non era la solleci-tudine posta dall’autore di inchiuderne egli stesso il disegno nella sua opera,avremmo a lamentare la perdita di questa produzione, la più splendida senzadubbio che debbasi al genio dei moderni: può dirsi di fatto che dopo tre se-coli, l’entusiasmo eccitato primamente da questo magnifico pensiero non hapunto perduto di vivacità, e la mente si confonde cercando qual poteva essereil concetto di Sansovino per prevalere sur un si bel modello’» .

L’abbandono a cui soggiacque questo ultimo progetto senza porvi manoper la guerra del 4 570, ci fa credere che la gara dell’elezione non fosse dimolto anteriore, sicché il Palladio, venuto certamente tra gli ultimi, avrebbeimmaginato il suo disegno poco prima dell’avcrlo dato alle slampe. I sacri tem-pii da lui già eretti nella stessa Venezia , e singolarmente il monastero dellaCarità e il teatro della compagnia della Calza annunciavano altamente il suogusto per l’antico: pieno la mente dell’immagine del ponte di Elio a Roma ,che ei medesimo descrive coperto di logge, con colonne di bronzo e con altrimirabili ornamenti, nel suo concetto si propone un monumento che facesse lagloria della repubblica. Egli però non era il solo nè il primo nel grandiosopensiero. Il disegno di fra Giocondo era cosa meravigliosa secondo il Vasari ,il quale chiamò parimente rarissimo d’invenzione e di ornamenti quello delBuonarotli. Più lardi lo Scamozzi in quel suo progetto di tre archi non voleaesser da meno, e a questo toccava pure se non una decisa vittoria sopra tuttigli emuli, come egli vorrebbe darci ad intendere, almeno il vanto d’una assailusinghiera accoglienza. Pare adunque che la veneta repubblica nella scelta nonsi lasciasse dominare da motivi di taccagno risparmio, come fu sempre credulo,quando si pensi che per quello finalmente eretto nel 4 588 con tanto impiego dinobili materiali vi dispendio non meno di 250,000 ducati. L’indole del sito,secondo il Rondelet, e le vedute del governo stesso di trarre dalla costruzionedel ponte coll’apertura delle botteghe un rilevante guadagno cozzavano, piùche ogni altra idea, col partito di erigere un monumento degno di quella cittàche in quello stesso secolo avea eretto nella gran piazza le fabbriche sì dispen-diose della zecca, della libreria, delle procuratie vecchie e nuove 5 e che collachiamata dei più grandi architetti di quel tempo mostrava chiaro di voler eri-