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Memorie intorno la vita e le opere di Andrea Palladio : pubblicate nell'inaugurazione del suo monumento in Vicenza li 19 agosto 1845 : colla serie de ventisette scritture del medesimo architetto / in parte inedite ed ora la prima volta unite dall'abate Antonio Magrini
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chitettura questa superba invenzione: e da un principio di delicatezza e ri-spetto sia stato forse trattenuto, buono e modesto com’era, dal rivelare la de-stinazione dell’ideato edilìzio^ cioè per non fare la più piccola offesa al pro-prio governo ch’escluso lo avea.

La terza, se mal si sia apposto il chiarissimo professore Selva nel giudica-re che il ponte palladiano non potesse capire nello spazio che prende l’oraesistente. E qui si crede che il sig. Rondelet abbia dimostralo ad evidenzanulla avervi in contrario che il descritto ponte potesse comprendersi nella lar-ghezza del canale ove fu eretto il ponte ch’esiste, mentre poteva ridursi senzasforzo e violenza alle misure prescritte dalla capacità del canale stesso nelpunto fissato alla sua erezione.

Siccome però le lunghe ed ampie scalee per l’ascesa e discesa, rimanendosulla strada, avrebbero invaso lo spazio occupato dai due superbi edifizii piùvolte detti \ così, a malgrado sia vero quanto il sig. Rondelet asserisce, restaniente men dimostrato che il palladiano progetto non poteva aver luogo senzala distruzione dei ripetuti monumenti.

Venezia 4 aprile 1837

Il f. f. di PresidenteDiedo Segretario. »

In difetto di speciali documenti l’addotto giudizio dell’Accademia conciliain alcuni punti molto opportunamente le opposte sentenze del Selva e delRondelet. Forse alle recate conclusioni aggiunger potrebbe qualche lume ladescrizione dell’inedito disegno del Palladio medesimo. Primo lo Scolari nepubblicava nel 1838 l’idea nell’appendice al suo Commentario, pag. 31, do-poché il Pinali nel 1818 aveva annunciato in un manifesto d’architettura astampa la sussistenza dell’autografo da se posseduto per provocare la disco-perta di quelli che lord Burlington attestava tenere in giunta agli altri delleterme impressi nel 4 730, senza che poi nulla di vantaggio se ne sapesse.Sembra però che il benemerito biografo dello Scamozzi non abbia avuto sot-l’occhio i disegni di cui parlava ^ conciossiachè ei conchiuda le sue parole af-fermando di non poter determinare le misure del totale, non che delle partidell’edificio, per mancanza di scala nell’originale. Fatto sta che la scala invecevi è segnata in due punti della pianta, oltre ripetute cifre e misure di singoleparti di mano del Palladio, dalle quali tutta intera si calcola la vaslità delprogetto inedito, e non iscarso lume si spande per quello di già stampato.